USCIRE DALLA PROPRIA ZONA DI COMFORT: PARLARE IN PUBBLICO

Parlare in pubblico è per molti fonte di ansia e di stress. Al solo pensiero si affollano nella mente immagini catastrofiche in cui tutto ciò che può andare storto va storto: un vuoto di memoria, un attacco di tosse, qualcuno che fa una domanda a cui non sappiamo rispondere. Gli scenari che si aprono nella nostra immaginazione possono essere i più disparati, accompagnati tutti dalla paura del giudizio altrui e di fare una figuraccia. Nella vita ci capiteranno diverse occasioni in cui saremo chiamati a farlo, da quelle più formali a quelle più informali, e avremo quindi bisogno di qualche strategia per poterle fronteggiare al meglio. Potremmo poi essere noi stessi a ricercarle perché nonostante ci spaventi avremo il desiderio di metterci alla prova e di uscire dalla nostra comfort zone. Da dove cominciare?

Iniziamo col dire che ognuno di noi ha le proprie paure, le proprie attitudini e ciò in cui invece non si sente a proprio agio. Esporci ci mette in una condizione di vulnerabilità in cui, anche se dall’altra parte ci sono persone che non conosciamo e con cui non abbiamo alcun tipo di rapporto, sentiamo di mostrarci in quelle che sono le nostre fragilità. Possiamo riuscire a mascherarle più o meno bene, ma il vissuto sarà quello di agitazione, preoccupazione e ansia. Tutto ciò che va fuori dalla nostra cosiddetta “comfort zone”, ovvero quella condizione in cui proviamo un senso di familiarità e ci sentiamo a nostro agio perché conosciamo la situazione e ne abbiamo il controllo, produce stress ma è uno stress che alle molto spesso vale la pena di affrontare.

Perché uscire dalla propria comfort zone?

Rimanere in ciò che consociamo è altamente rassicurante perché sappiamo cosa ci aspetta e l’ignoto è qualcosa che spaventa tutti. Perché quindi dovremmo andarci a cercare proprio ciò che non conosciamo e che ci fa sentire a disagio? Uscire dalla nostra comfort zone ci mette in una condizione non solo di stress ma anche di attivazione. Quando ci abituiamo a ricevere sempre gli stessi stimoli, a vivere sempre le stesse situazioni e circostanze pian piano ci adagiamo e in un certo senso ci “appiattiamo”. Non c’è più nulla di nuovo che ci porti a metterci in discussione, a farci domande, ad entrare in contatto con qualcosa che non conosciamo. Ecco allora che non saremo persone in evoluzione, che stanno maturando lungo un proprio percorso ma individui che ripetono all’infinito le stesse cose e che non sono più portati a porsi nessuna domanda. Partire da una piccola o grande sfida ci rimette in moto e ci fa sentire viti. Ci incuriosisce e ci fa sentire in movimento.

Piccole e grandi sfide

Parlare in pubblico per molte persone può rappresentare proprio questo. Io stessa mi trovo in difficoltà quando mi trovo a farlo, ma allo stesso tempo ho deciso in un certo senso di “forzarmi” organizzando serate di informazione a tema psicologico. Proprio per questo motivo ho deciso di provare a formarmi in quest’ambito, incappando in alcuni corsi online che sapevo non avrebbero risolto tutti i miei problemi, ma che potevano darmi qualche strumento in più e soprattutto farmi sentire parte attiva rispetto alla difficoltà. Ho trovato ben fatti i corsi online di Google Digital Training che mi sento di consigliare e dal cui corso di Public Speaking ho estrapolato ciò che mi è sembrato più utile.

Fare il primo passo

Il primo passo per iniziare ad avere una maggior fiducia in se stessi è la preparazione. Se sentiamo infatti di padroneggiare l’argomento di cui andremo a parlare ci sentiremo inevitabilmente più sicuri sia nel parlarne che nell’affrontare le possibili domande. A tal proposito è importante porci noi stessi delle domande:

  • Chi? A chi vado a parlare e qual è il suo grado di familiarità con l’argomento?
  • Come? Quali sono le modalità e gli strumenti che penso possano essere più efficaci per parlare di quell’argomento?
  • Quando? Mi fisso delle scadenze e delle tempistiche su quanto debba durare il mio discorso
  • Cosa? Di cosa voglio parlare? Per individuare ancora meglio i contenuti della presentazione posso fare due colonne: in quella del “prima” scrivendo ciò che penso il mio pubblico sappia e in quella del “dopo” scrivendo ciò che vorrei che le persone sapessero grazie alla mia presentazione.
  • Perché? Perché voglio fare questa presentazione? Qual è il mio obiettivo?

Usare lo stress a proprio vantaggio

Un altro passo importante è quello di provare il più possibile ad usare lo stress come forza motrice e non come elemento paralizzante. Provare ansia è un segnale di quanto teniamo al discorso che dobbiamo fare e proprio per questo vale la pena usarla a proprio vantaggio, come energia da investire nella preparazione. Accettiamo quindi questo vissuto e trasformiamolo in energia positiva ed eccitazione per ciò che andremo a fare.

Qualche consiglio pratico:

  • Per ricordare al meglio ciò che dobbiamo dire sono molto utili le mappe mentali
  • Evitiamo il più possibile i tic verbali (quei suoni o quelle parole che tendiamo a ripetere spesso) e cerchiamo di sostituirli con sinonimi o fermandoci per prendere delle pause e respirare
  • Parliamo in modo chiaro e variando il nostro tono (non parlando né troppo in fretta né troppo lentamente ed usando il tono della voce per sottolineare quelle parole o quei concetti che riteniamo più importanti)
  • Utilizziamo nel modo giusto il linguaggio del corpo mostrando apertura a chi ci ascolta
  • Poco prima di iniziare la presentazione ritagliamoci un momento per noi (può essere utile ripeterci la prima frase del discorso, bere un bicchiere d’acqua o muoverci per scaricare un po’ di energie)
  • Ricordiamoci che chi ci ascolta è lì perché ha voglia di ascoltarci e non di giudicarci, è dalla nostra parte

Parlare in pubblico è solo uno dei modi in cui possiamo uscire dalla nostra zona di comfort. Ognuno può pensare a qualcosa che va oltre ciò che conosce e gli è familiare e sfidarsi a spingersi un po’ più in là. Non occorrono per forza grandi cose ma esperienze che ci spingano ad evolverci a farci sentire persone in movimento nella nostra crescita personale.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

ALTI E BASSI COME ONDATE: CONVIVERCI IN UNA RELAZIONE DI COPPIA

Tutti vorremmo che la nostra relazione di coppia andasse sempre a gonfie vele, che l’altra persona fosse sempre sulla nostra stessa lunghezza d’onda, che ci fosse sempre complicità, ma la realtà dei fatti è spesso un’altra. Chi ha vissuto o sta vivendo un rapporto sa quanto sia difficile riuscire a trovare sempre il giusto equilibrio, possono infatti subentrare incomprensioni e tensioni che rendono difficile comunicare e che portano ad un allontanamento. Queste fasi di distacco arrivano come ondate che rischiano di spazzare via ciò che c’è di buono nel legame ma, quando le basi sono solide, come sono arrivate, così se ne vanno e gradualmente gli strascichi si fanno sempre meno sentire. Come convivere con questa ciclicità con un po’ più di leggerezza?

Le relazioni si sa, sono complicate, in quanto comportano il saper incastrare due mondi che possono essere molto diversi tra loro. C’è chi dice che le coppie che funzionano meglio sono quelle in cui i partner si somigliano, ma non sempre è così. Spesso anche persone molto diverse, con modi di stare nel mondo differenti, vengono attratte una dall’altra per svariate ragioni e la sfida poi è proprio quella di trovare l’”incastro perfetto”. È una sfida costante in quanto dopo una prima fase di innamoramento in cui le differenze passano in secondo piano, con l’andare del tempo ciò per cui ci sentiamo lontani dall’altro acquisisce sempre più importanza e non è semplice accettarlo.

La difficoltà sta proprio nel fatto che ognuno è profondamente convinto che il proprio modo di vedere e affrontare la realtà sia quello più efficace e di conseguenza migliore. Mettersi nei panni dell’altro, soprattutto quando sono molto diversi dai propri, può risultare molto difficile. Bisogna armarsi di pazienza, empatia e voglia di mettersi in discussione per e con l’altro altrimenti tutti i tentativi di trovare un punto d’incontro saranno vani. Non sempre nella vita di tutti i giorni però abbiamo le energie, o vogliamo spenderle, per affrontare difficoltà di questo tipo ed ecco allora che arrivano quei momenti di crisi che lì per lì ci sembrano catastrofici e insormontabili.

E se iniziassimo a vedere questi momenti di crisi come qualcosa che “fa parte del gioco”? Come ondate che arrivano e poi se ne vanno?

Ovviamente ogni crisi di coppia ha il suo peso e la sua specificità, proprio come ogni coppia è unica e diversa dalle altre. Ma se provassimo a pensare che i “bassi” di una relazione possano essere semplicemente parte di una ciclicità in cui ci troviamo, come potrebbe cambiare il nostro modo di viverli?

Quando non ci sentiamo compresi dall’altra persona, quando ce ne sentiamo distanti, quando avvengono episodi che ci portano a vederla con occhi diversi, troppo spesso la tentazione è di mandare tutto all’aria nonostante alla base ci sia un solido sentimento. Le cose negative hanno il potere di intaccare tutto ciò che le circonda e così, nostro malgrado, un singolo evento può oscurare tutto ciò che di buono c’è nella nostra relazione non permettendoci di vedere nient’altro se non ciò che non sta funzionando. Se però ci mettessimo in una posizione d’osservazione diversa, cosa molto difficile quando ci troviamo a vivere in prima persona situazioni che ci toccano da vicino, vedremmo come gli alti e i bassi fanno parte della vita di una coppia ma non significa che per forza ci sia qualcosa che non vada.

Ognuno può averlo sperimentato sulla propria pelle: quante volte ci sentiamo abbattuti e non troviamo un senso a ciò che stiamo facendo, per poi risalire ed accorgerci che invece la nostra vita tutto sommato non va così male? Nella vita di coppia spesso è proprio così. Nei momenti più duri mettiamo tutto in discussione e ci convinciamo che non ci sia più niente di salvabile, poi inaspettatamente quando ci diamo la possibilità di usare uno sguardo diverso, ci rendiamo conto di tutto ciò che la nostra coppia è in grado di affrontare e il pensiero di ciò che di bello c’è ha lo spazio per riemergere.

Quindi dovremmo rassegnarci al fatto che ci saranno sempre periodi bui?

Diventare consapevoli che la nostra coppia probabilmente, ed inevitabilmente, sarà sempre chiamata ad affrontare momenti più difficili degli altri, non è una condanna a cui rassegnarsi. Come spiego in un mio articolo precedente (che puoi leggere qui) è più un accettare che un rassegnarsi. Nel momento in cui prendiamo consapevolezza possiamo anche accettare che le cose non sempre saranno come vorremmo e questo spesso ci aiuta a “metterci l’anima in pace”. I periodi bui ci saranno ma non rappresenteranno la fine del mondo. Sapere che vanno e vengono come ondate di una marea ci permette di ridimensionarli e, perché no, magari riuscire a viverli con un po’ più di leggerezza sdrammatizzandoli.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

STARE BENE NELLA NOSTRA PELLE

Il rapporto con il nostro corpo è da sempre uno dei più complessi ed articolati perché coinvolge numerosi piani, non solo strettamente estetici e fisici ma anche più legati alla sfera emotiva e psicologica. Stare bene nella nostra pelle può non risultare così semplice e spontaneo e non c’è nulla di male in questo. L’importante però è non dare per scontato che dovrà essere sempre così, c’è sempre qualcosa che possiamo fare per stare meglio con noi stessi da qualsiasi punto di vista. Non dobbiamo pensare di dover accettare passivamente il nostro senso di insoddisfazione o inadeguatezza.

Stare bene nella nostra pelle non significa arrivare a soddisfare tutti quei canoni estetici che riteniamo essenziali per poterci guardare allo specchio e ritenerci soddisfatti; vuol dire imparare ad accettare ciò che siamo e a sentire che abbiamo un valore nonostante le nostre imperfezioni e ciò che nostro malgrado non riusciremo mai ad essere.

Spesso, soprattutto oggi che i social ci rendono accessibili molte più figure a cui vorremmo assomigliare, ci poniamo obiettivi irrealizzabili o che vanno contro il nostro stesso benessere. Quando vorremmo essere diversi da ciò che siamo, tendiamo ad eclissare tutto ciò che di positivo possediamo e la nostra attenzione si focalizza su tutto ciò che non abbiamo. Ecco quindi che ci sentiamo mancanti, perché non siamo abbastanza magri, tonici, alti, belli, e guardandoci vedremo un’immagine distorta di noi che non è all’altezza perché non possiede certi requisiti. In questo circolo di frustrazione o tenderemo verso un ideale irraggiungibile, in quanto distante dalla realtà, o assumeremo un atteggiamento passivo che ci porterà a non investire su noi stessi perché tanto non potremo mai essere come vorremmo.

Come uscire dal loop di pensieri negativi e squalificanti per imparare a vivere un po’ meglio nella nostra pelle?

1.Accettiamoci

Il primo passo è il più gettonato e apparentemente scontato, eppure da sempre il più efficace. L’accettazione permette di assumere un atteggiamento diverso nei propri confronti, che non parte da un giudizio, e che ci rende in grado di guardarci con un po’ più di benevolenza. Accettarci non significa farci andare bene il modo in cui siamo, potremo comunque desiderare dei cambiamenti, ma farci guidare dall’amore nei nostri stessi confronti e non dall’odio e dalla rabbia per ciò che siamo.

2. Non mettiamo l’asticella troppo in alto

Il desiderio di essere diversi da ciò che siamo spesso nasce dal confronto con gli altri, che ci sembrano migliori e quasi perfetti. Partiamo però dal presupposto che nella vita di tutti i giorni, così come sui social, ognuno sceglie cosa mostrare ed è normale essere portati a mostrare il proprio lato migliore. Aspirare ad essere come una certa persona non porterà niente di buono proprio perché è un’idea che non corrisponde alla realtà. Per poterci sentire soddisfatti di noi stessi dobbiamo quindi porci degli obiettivi che siano realizzabili altrimenti andremo solo ad alimentare il nostro senso di insoddisfazione.

3. Miglioriamoci ma con le modalità che ci fanno bene

Se non siamo soddisfatti dell’immagine che ci rimanda lo specchio non significa che dobbiamo ricorrere a rigide diete o ad estenuanti e noiose sessioni in palestra. Ci sono tanti modi salutari con cui possiamo prenderci cura di noi stessi e del nostro corpo amandolo e non cercando di attaccarlo in ogni modo. Spesso le abitudini alimentari sbagliate nascono da un rapporto complesso col cibo che viene visto come nemico e non come nutrimento. Ecco allora che un buon modo per recuperare una nuova serenità da questo punto di vista può essere il mindful eating (ne parlo in questo articolo qui). Allo stesso modo anche lo sport non è solo un modo per bruciare calorie ma un’occasione per riconnettersi con se stessi, nel modo che sentiamo più affine a noi. Togliamoci qualsiasi pregiudizio nei confronti dell’attività fisica ed incuriosiamoci, mettiamoci alla prova per scoprire quella che sentiamo più stimolante al di là della funzione che le attribuiamo, per scoprirne la piacevolezza.

4. Siamo tolleranti nei nostri confronti

Se decidiamo di intraprendere un percorso di cambiamento potremmo non avere sempre quella motivazione che ci fa procedere come vorremmo. Potremmo sbagliare, non essere all’altezza di ciò che ci eravamo prefissati ma questo non significa fallire. Ci sono giorni in cui siamo svogliati e va bene così, non è tutto perso, il giorno dopo andrà meglio.

5. Facciamoci aiutare senza vergognarci

In base alla situazione che stiamo vivendo non dobbiamo temere di chiedere aiuto. Potremmo parlare delle nostre difficoltà con chi ci sta vicino per riuscire ad essere più motivati nel perseguire i nostri obiettivi. Spesso la semplice condivisione diventa motore di cambiamento. Se sentiamo che questo non è sufficiente possiamo anche rivolgerci ad un professionista, non perché ci sia qualcosa di sbagliato in noi, ma poter apprendere nuovi strumenti da poter usare lungo il nostro percorso.

La nostra pelle è l’unica che abbiamo e proprio per questo vale sempre la pena starci nel modo più sereno possibile. Spesso non apprezziamo abbastanza il nostro corpo, che funziona e ci permette di vivere la vita di ogni giorno, di camminare, di vedere e di sentire. Se qualcosa non ci fa stare bene partiamo da ciò che per amore per noi stessi vorremmo cambiare e non dall’odio per qualcosa che vorremmo fosse diverso. L’intenzione e le emozioni che la accompagnano fanno la differenza.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

COME UN DÉJÀ VU: VIVERE L’INCERTEZZA DEL MOMENTO PRESENTE

I giorni che ci stiamo ritrovando a vivere possono avere il sapore di un déjà vu, una situazione che sembra familiare perché già affrontata, ma che allo stesso tempo sappiamo essere diversa. Questa sensazione può essere profondamente destabilizzante e spiacevole, cogliendoci impreparati nel saperla gestire nuovamente. Il lockdown che abbiamo sperimentato lo scorso marzo ha messo tutti alla prova da svariati punti di vista ed ora la paura di riviverlo riattiva vissuti, per certi versi molto simili a quelli già sperimentati mentre per altri molto diversi. È una situazione complessa e fuori dal nostro controllo, per questo ci può far sentire impotenti e incerti rispetto a ciò che verrà.

Agire e reagire all’emergenza

Quando dobbiamo, nostro malgrado, affrontare delle situazioni di emergenza si attivano in noi una serie di emozioni molto intime e personali. Non c’è un modo giusto o sbagliato di vivere un evento imprevisto ma alcune sensazioni possono avere un impatto da non sottovalutare sulla nostra quotidianità, sul modo di viverla e di muoverci dentro di essa. Il lockdown è stata un’esperienza stra-ordinaria (fuori dall’ordinario) che ci ha chiamati a gestire situazioni pratiche, incertezze, paure per il futuro e per la salute nostra e di chi ci sta vicino, che probabilmente in precedenza non avevano un tale rilevanza nella vita di tutti i giorni. Sperimentare il dover stare in casa, la libertà limitata, fare i conti con se stessi, talvolta con la propria solitudine è stata una prova considerevole.

Quando però abbiamo sentito la tensione pian piano allentarsi, guardando verso la fine di un’esperienza tanto negativa, la tendenza è stata quella di voler recuperare il più possibile la normalità allontanando quegli spettri che ci avevamo accompagnato fino a poco tempo prima. Ecco allora che abbiamo, chi più timidamente chi meno, ripreso ad uscire, a vedere i propri cari, i familiari e gli amici. Recuperare la dimensione della piacevolezza, dello svago e in una certa misura della spensieratezza rappresentava una boccata d’aria fresca dopo un periodo di apnea. La leggerezza però non è sempre facile da gestire e purtroppo, per svariate ragioni, ora ci ha portato ad una nuova prova.

Come affrontare l’incertezza?

La paura dell’ignoto, di non sapere cosa ci riserverà il futuro, è tra le più comuni e quella che più facilmente genera ansia e tensione. Nelle ultime settimane questa paura si è ricominciata a respirare di più, è riemerso quel senso di frustrazione, di libertà limitata, di incertezze pratiche. Come poter gestire un carico di questo tipo con gli strumenti che abbiamo? Non esistono regole universali, ognuno subisce le ripercussioni di questa situazione in modi e ambiti diversi. Allo stesso però è fondamentale crearsi delle piccole certezze, aggrapparsi a ciò che per ognuno è fondamentale e farsi forza grazie ai propri capisaldi.

Accettiamo l’incertezza

Si sente spesso dire che il primo passo per affrontare un problema è l’accettazione. Un’accettazione che non è rassegnazione (ne parlo in modo più approfondito in questo articolo qui) ma prendere atto di come sono le cose in un certo momento. Poter accogliere in qualche modo anche ciò che è al di fuori del nostro controllo per non sentircene schiacciati ed oppressi. Ci sono situazioni che per quanto vorremmo fossero diverse non possono semplicemente esserlo e quindi non è un bene per noi stessi intestardirci e sprecare energie che potremmo investire in altro modo.

Ridimensioniamo

Quando qualcosa non va come vorremmo, la sofferenza che ne deriva oscura tutto il resto coprendolo di negatività e pessimismo. I problemi che questa situazione sta innescando non sono assolutamente da minimizzare ma allo stesso tempo farcene sommergere non può portare nulla di buono. Nonostante tutto quello che ci sta venendo tolto cosa ci rimane? Possono essere gli affetti che comunque abbiamo vicino, il tempo che possiamo gestire in modo diverso, la curiosità per qualcosa di nuovo a cui possiamo dare lo spazio che merita.

Prendiamo il tempo come un regalo

I ritmi, soprattutto in base al tipo di lavoro che si svolge, posso rallentare e il tempo dilatarsi. Questo può causare paura ma allo stesso tempo rappresentare un’occasione. C’è chi lo sfrutta per imparare o studiare qualcosa di nuovo, chi per passare più tempo con la famiglia, chi semplicemente per fare qualcosa per sé, per il piacere di farlo. Il tempo è un bene prezioso quindi perché non usarlo nel modo giusto adattandolo alle circostanze che stiamo vivendo?

Questi sono solo alcuni degli spunti che possiamo mettere in partica per fronteggiare in modo un po’ più sereno l’incertezza della nostra quotidianità. Ci saranno alti e bassi, non possiamo essere sempre ottimisti e riuscire a guardare il lato positivo delle cose. Possiamo però ricordarci che abbiamo la facoltà di scegliere come stare in ciò che ci capita per non farcene sopraffare. Ci saranno giorni più facili ed altri più difficili ma cerchiamo di ancorarci sempre a ciò che ci fa sentire saldi.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

LE AMICIZIE CI TRASFORMANO E SI TRASFORMANO

Se siamo stati fortunati, nella nostra vita abbiamo incontrato quella o quelle persona con cui si è instaurato un legame speciale, un legame di amicizia con la “a” maiuscola. Un rapporto fatto di fiducia, affetto e sostegno reciproco, comprensione e simpatia. Un rapporto difficile da definire perché comprende così tanti aspetti e sfaccettature che risulta complicato incasellarlo ed etichettarlo. Come tutte le relazioni che fanno parte del nostro mondo, le amicizie hanno il potere di influire sulla persona che siamo e saremo, e mentre ci trasformano si trasformano a loro volta nell’arco delle nostre vite.

L’amicizia è uno scegliersi

L’amicizia rappresenta il primo legame che instauriamo al di fuori della nostra ristretta cerchia familiare. Ne facciamo esperienza fin da piccoli quando entriamo in quei contesti che inevitabilmente ci mettono a contatto con altri individui. L’altro diventa qualcuno a cui appoggiarci per non sentirci troppo soli, un compagno di giochi. Nel tempo poi ci rendiamo conto di quanto quei rapporti siamo fondamentali perché ci permettono di condividere gioie e dolori, sperimentare vicinanza e affetto, legarci a qualcuno per scelta, con piacevolezza e disinteresse.

I mille volti dell’amicizia

Nelle nostre vite, abbiamo una cerchia di conoscenze più o meno importanti, persone che fanno parte del nostro mondo e in qualche misura influiscono sulla nostra quotidianità. C’è chi preferisce circondarsi di molte persone, per avere molte possibilità di svago e divertimento, chi è più selettivo e segue il detto “pochi ma buoni”, chi sceglie le persone in base ai propri interessi od esperienze comuni. Non c’è un modo giusto o sbagliato di avere rapporti di amicizia in quanto è strettamente personale.

Per questo motivo ci possono essere molti gradi di amicizia. Esistono quelle amicizie importanti che possono durare tutta la vita, mentre altre che vanno e vengono, meno profonde e durature. Ognuno ha un ruolo all’interno della nostra vita ed il grado di intimità che instauriamo con ciascuna persona è molto variabile e spesso dipende in larga parte anche dal nostro carattere.

Ci trasformano…

Ci sono legami che ci cambiano profondamente, senza i quali non saremmo gli stessi, perché ci fanno fare esperienza del mondo in modo diverso. Soprattutto nelle amicizie di vecchia data, guardandoci indietro, ci accorgiamo di quanto l’aver avuto al proprio fianco quel particolare amico abbia fatto la differenza e abbia influito su alcune parti della nostra vita in modo importante. Non tutti hanno o hanno avuto il cosiddetto “migliore amico” ma possono comunque aver conosciuto alcune persone che nelle loro vita hanno portato qualcosa di nuovo e la cui presenza è stata determinante in alcuni periodi della propria vita.

…si trasformano

I rapporti però non sono statici e questo bisogna metterlo in conto, quelli di amicizia non fanno eccezione. Se abbiamo instaurato un’amicizia in giovane età ci accorgeremo di quanto, accompagnandoci nella nostra crescita, sia in costante mutamento. Iniziano ad entrare in gioco altri rapporti, magari sentimentali, che destabilizzano gli equilibri precedentemente creati portando la necessità di instaurarne di nuovi. Intervengono poi fatti della vita che non possono non avere un impatto anche sui rapporti di amicizia, che ne vengono inevitabilmente trasformati. Amicizia quindi è anche impegno nel non perdersi, nel coltivare ciò che lega, nell’investire energie per alimentarla.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

LA SINDROME DI CALIMERO: PERCHÈ SUCCEDONO TUTTE A ME?

Sono sfortunato, il mondo è ingiusto, ce l’hanno tutti con me… Sono pensieri piuttosto comuni, a chi non è mai capitato di lamentarsi o di avere a che fare con qualcuno di particolarmente lamentoso? È un atteggiamento che può infastidire ma che nasconde diversi significati e che ha svariate ripercussioni sulla vita nel lungo tempo. Sentirsi una vittima che subisce le circostanze esterne senza poterci fare nulla può diventare una trappola.

Lo psicoanalista Saverio Tomasella ha ribattezzato questo modo di stare nella vita “sindrome di Calimero” ispirandosi al celebre pulcino nero dal guscio rotto sulla testa, che si sente costantemente trascurato, ignorato e maltrattato.  Allo stesso modo molte persone, o noi stessi in primis, hanno la tendenza a lamentarsi, sentirsi infastidite e punite dalla vita. L’autore afferma che dietro questo modo di stare nel mondo di solito si nasconde una reale sofferenza, una richiesta emotiva costantemente disattesa. Ci sono, poi, anche quelle persone le cui lamentele derivano da un bisogno costante di attenzioni che può essere difficile da gestire.

Distinguere tra lamentele motivate da difficoltà reali da quelle pesanti e distruttive

Il peso del senso di ingiustizia può essere motivato dall’aver realmente subito dei torti pesanti in passato e dalla paura di poterne essere ancora vittima (aver subito un’azione infame, un’umiliazione, un rifiuto o un abbandono). Le lamentele espresse possono essere associate a tematiche molto più profonde di quanto non pensiamo. Ed ecco che invece di esprimere una preoccupazione troppo intima, la lamentela si concentra su questioni superficiali. In tal modo, un dolore o un’ingiustizia subita e repressa si associano a un elemento innocuo che fa parte della vita quotidiana e che può essere espresso liberamente. 

Quando si diventa un Calimero?

Una persona diventa un Calimero quando esprime continue lamentele e segue sempre lo stesso schema per relazionarsi agli altri. Questo atteggiamento vittimistico spesso nasconde il bisogno di esprimere in qualche modo la propria sofferenza e renderla visibile agli altri. Nel tempo può diventare un vero e proprio stile di vita che porta ad affrontare qualsiasi difficoltà, dalla più piccola alla più grande, in modo rassegnato e impotente. Ogni evento viene vissuto in maniera negativa con una conseguente tendenza a sfogarsi su se stessi e su ciò che circonda con continue lamentele.

Un Calimero pensa in modo costante che le altre persone non lo accettino e per questo finirà con l’autoescludersi dalle occasioni di vita sociale come conseguenza di una scarsa autostima e della convinzione di non essere all’altezza degli altri.

Come mettere a tacere il pulcino piccolo e nero

Avere al proprio fianco una persona che ha la tendenza continua a lamentarsi può essere difficile ma è importante proprio per questo tenere a mente cosa si nasconde dietro questo tipo di atteggiamento e aiutarla ad affrontarlo e comprenderlo. Bisogna essere il più possibile empatici, sia nei propri confronti che in quelli degli altri, perché molto spesso quel senso di vittimismo deriva da un’ingiustizia reale sperimentata sulla propria pelle. Accogliere quella fragilità, poterle dare un nome, aiuta a poterla guardare con occhi diversi ed esprimerla in modo nuovo per voltare pagina. Perché questo avvenga è necessario riuscire ad esprimere quella sofferenza, quella emozione in un altro modo e modificare quei fattori che invece rafforzano la tendenza pessimistica.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

BENESSERE PSICOLOGICO: AMARE UN ANIMALE AIUTA AD AMARE UN PO’ PIÙ SE STESSI

Chi ha o ha avuto l’occasione di vivere con un animale sa quanto questo legame possa essere prezioso.  Probabilmente all’inizio non ne era così convinto, guardava chi era troppo affezionato al proprio animale con diffidenza come se fosse esagerato investire così tanto su qualcuno che non fosse una persona. Poi però l’esperienza fa il resto e ti accorgi che uno sguardo o una carezza diventano attimi che ti nutrono, momenti che rimarranno indelebili nella tua memoria anche a distanza di anni.

Decidere di far entrare nella propria vita un animale è una scelta che condiziona la propria vita, influirà sui propri ritmi e abitudini e rappresenterà una responsabilità duratura nel tempo. Se fatta però con cognizione e in modo ponderato, ti accorgerai ben presto di quanti benefici possa portare con sé anche e soprattutto a livello emotivo e psicologico. Il legame che si andrà a creare pian piano nel tempo sarà infatti così stretto da diventare insostituibile.

Quali sono quegli aspetti che in questa relazione contribuiscono a farci stare bene?

Mai più soli

Con un animale al tuo fianco difficilmente ti sentirai solo. Spesso basta la sua presenza nella stessa stanza in cui ti trovi ad occuparti d’altro per non avvertire la solitudine. Rappresenta quella presenza silenziosa di cui molte volte senti il bisogno.

Un amore incondizionato

Amare un animale permette di sperimentare cosa significhi dare senza volere nulla in cambio. La relazione che si crea infatti è prova di quanto più disinteressato ci possa essere. Un cane, ad esempio, ci starà vicino anche quando lo sgridiamo, ci cercherà anche quando lo trascuriamo, non serberà rancore ma ci accoglierà sempre con la stessa gioia quando torniamo a casa. È proprio questo l’amore puro e senza condizioni.

Più occasioni di relazione

Vivere con un animale permette di stare in relazione molto più facilmente. Spesso infatti rappresenta terreno comune su cui intavolare scambi di esperienza e vissuti personali. Soprattutto quando si ha un cane poi, ci si accorge ben presto di quanto anche una semplice passeggiata possa essere occasione per parlare con chi non si conosce e si incontra per caso, regalare qualche sorriso ad un anziano o un bambino che si fermano ad accarezzarlo. Per molti poi è un’opportunità di ritrovo, per trascorrere un momento della giornata in compagnia.

Vederci con altri occhi

Poterci guardare attraverso lo sguardo degli animali che vivono con noi aiuta ad avere una diversa concezione di noi stessi. Può farci sentire meritevoli di essere amati e di conseguenza aiutarci ad amare noi stessi un po’ di più.

Adottare un animale in ogni caso non è solo in funzione di un proprio tornaconto personale, di qualsiasi natura esso sia, ma un gesto d’amore che arricchisce e che permette ad entrambi di dare e ricevere in una relazione di scambio disinteressata e indissolubile.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

IL QUI E ORA GIAPPONESE: COME IMPARARE AD ESSERE PRESENTI E SEGUIRE IL FLUSSO

Il “qui e ora” è un concetto tanto semplice quanto potente. Nella vita di ogni giorno quanto siamo realmente calati e presenti nel momento che stiamo vivendo? Quanto invece ci facciamo traportare dai ricordi, dalla malinconia per ciò che non c’è più, e dalle aspettative nei confronti di un futuro che deve ancora arrivare? È un modo di stare nel mondo così comune e di cui siamo così spesso ignari da non renderci neanche conto di quale impatto abbia sulle nostre vite.

Segui il flusso perché tutto passa

Poco tempo fa ascoltando la presentazione di un libro veramente prezioso, “Tokyo tutto l’anno” di Laura Imai Messina (che consiglio caldamente) mi ha colpito il momento in cui l’autrice parlava del modo in cui i giapponesi stanno nel continuo cambiamento. Affermava infatti che in Giappone, e a Tokyo in particolare, c’è un “qui e ora costante”, un “solo adesso”. Questo porta inevitabilmente ad una sorta di esercizio alla consapevolezza del momento in quanto tutto passa. La scrittrice nel suo libro usa come filo conduttore le tradizioni che sono per l’appunto specchio di tutto ciò che passa e se ne va: cadono solo un certo giorno, in un certo periodo dell’anno. “Questa velocità e fugacità da un lato può dispiacere ma ci insegna a lasciare che tutto accada, la realtà non si può fermare, e ciò che possiamo fare per apprezzarla e viverla con consapevolezza è abituarci a seguirne il flusso”. Il modo di vivere una città unica come Tokyo diventa quindi metafora di un modo altro di stare nella vita: “rendere costante l’esperienza della meraviglia”. La città infatti, secondo Laura Imai Messina, è un esercizio costante di valorizzazione del momento.

Vivere il momento come esercizio costante

Ogni giorno è un allenarsi a lasciar andare ciò che è stato, doloroso o piacevole che sia, a non ostinarsi a rivangare il passato, confrontandolo con ciò che ora abbiamo o non abbiamo. Allo stesso modo è un esercizio a non farsi trascinare da ciò che ancora non è accaduto. Una pratica all’ancorarci al momento presente e all’ascolto, anche se non sempre ciò che ci accorgeremo di provare sarà positivo.

Come cominciare ad avere una nuova attitudine mentale nei confronti della realtà che ci circonda?

(consiglio anche di leggere il blog di Laura Imai Messina “Giappone Mon Amour“)
  • Vivi nel momento in modo intenzionale

Essendo qualcosa che non ci viene spontaneo dobbiamo imporci di stare nel qui e ora con intenzionalità, ponendo la nostra attenzione in modo consapevole e non giudicante.

  • Pratica il non fare

Una delle cose più difficili è semplicemente essere, senza dover fare. Se ci pensi quanto spesso ti capita di non fare veramente qualcosa? Nei cosiddetti “momenti morti” siamo costantemente portati a distrarci con qualcosa, a riempirli per non stare troppo con noi stessi.

  • Lascia che le cose siano esattamente così come sono

Non fare implica anche autorizzarsi ad accettare le cose così come sono senza cercare di cambiare nulla. Non si tratta di rassegnazione ma di accettazione (ho scritto un articolo a riguardo che puoi trovare qui).

  • Sii costante e sistematico

Essere presente nel qui e ora richiede una pratica regolare per poter diventare parte di noi e aiutarci ad essere sempre più consapevoli di ciò che viviamo momento per momento.

Togli il pilota automatico

Per poter cambiare modo di stare nella vita dobbiamo smettere di vivere in modo meccanico, senza praticamente renderci conto di ciò che stiamo facendo o stiamo vivendo. Basterà fermarci un istante ad osservarci per accorgerci di quante cose che fanno parte della nostra quotidianità svolgiamo in modo automatico, senza prestarci attenzione. La nostra mente è portata a distrarsi costantemente, a vagare, scivolando in pensieri o fantasie. Se senti che hai bisogno di vivere con maggior consapevolezza inizia dai piccoli gesti per esercitarti ad essere più presente e vedrai che con il tempo riuscirai a permetterti di essere dove sei e di familiarizzare con la tua esperienza, momento per momento (se ti interessa approfondire l’argomento ti consiglio di leggere “Vivere momento per momento” di Jon Kabat-Zinn).

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.