COME UN DÉJÀ VU: VIVERE L’INCERTEZZA DEL MOMENTO PRESENTE

I giorni che ci stiamo ritrovando a vivere possono avere il sapore di un déjà vu, una situazione che sembra familiare perché già affrontata, ma che allo stesso tempo sappiamo essere diversa. Questa sensazione può essere profondamente destabilizzante e spiacevole, cogliendoci impreparati nel saperla gestire nuovamente. Il lockdown che abbiamo sperimentato lo scorso marzo ha messo tutti alla prova da svariati punti di vista ed ora la paura di riviverlo riattiva vissuti, per certi versi molto simili a quelli già sperimentati mentre per altri molto diversi. È una situazione complessa e fuori dal nostro controllo, per questo ci può far sentire impotenti e incerti rispetto a ciò che verrà.

Agire e reagire all’emergenza

Quando dobbiamo, nostro malgrado, affrontare delle situazioni di emergenza si attivano in noi una serie di emozioni molto intime e personali. Non c’è un modo giusto o sbagliato di vivere un evento imprevisto ma alcune sensazioni possono avere un impatto da non sottovalutare sulla nostra quotidianità, sul modo di viverla e di muoverci dentro di essa. Il lockdown è stata un’esperienza stra-ordinaria (fuori dall’ordinario) che ci ha chiamati a gestire situazioni pratiche, incertezze, paure per il futuro e per la salute nostra e di chi ci sta vicino, che probabilmente in precedenza non avevano un tale rilevanza nella vita di tutti i giorni. Sperimentare il dover stare in casa, la libertà limitata, fare i conti con se stessi, talvolta con la propria solitudine è stata una prova considerevole.

Quando però abbiamo sentito la tensione pian piano allentarsi, guardando verso la fine di un’esperienza tanto negativa, la tendenza è stata quella di voler recuperare il più possibile la normalità allontanando quegli spettri che ci avevamo accompagnato fino a poco tempo prima. Ecco allora che abbiamo, chi più timidamente chi meno, ripreso ad uscire, a vedere i propri cari, i familiari e gli amici. Recuperare la dimensione della piacevolezza, dello svago e in una certa misura della spensieratezza rappresentava una boccata d’aria fresca dopo un periodo di apnea. La leggerezza però non è sempre facile da gestire e purtroppo, per svariate ragioni, ora ci ha portato ad una nuova prova.

Come affrontare l’incertezza?

La paura dell’ignoto, di non sapere cosa ci riserverà il futuro, è tra le più comuni e quella che più facilmente genera ansia e tensione. Nelle ultime settimane questa paura si è ricominciata a respirare di più, è riemerso quel senso di frustrazione, di libertà limitata, di incertezze pratiche. Come poter gestire un carico di questo tipo con gli strumenti che abbiamo? Non esistono regole universali, ognuno subisce le ripercussioni di questa situazione in modi e ambiti diversi. Allo stesso però è fondamentale crearsi delle piccole certezze, aggrapparsi a ciò che per ognuno è fondamentale e farsi forza grazie ai propri capisaldi.

Accettiamo l’incertezza

Si sente spesso dire che il primo passo per affrontare un problema è l’accettazione. Un’accettazione che non è rassegnazione (ne parlo in modo più approfondito in questo articolo qui) ma prendere atto di come sono le cose in un certo momento. Poter accogliere in qualche modo anche ciò che è al di fuori del nostro controllo per non sentircene schiacciati ed oppressi. Ci sono situazioni che per quanto vorremmo fossero diverse non possono semplicemente esserlo e quindi non è un bene per noi stessi intestardirci e sprecare energie che potremmo investire in altro modo.

Ridimensioniamo

Quando qualcosa non va come vorremmo, la sofferenza che ne deriva oscura tutto il resto coprendolo di negatività e pessimismo. I problemi che questa situazione sta innescando non sono assolutamente da minimizzare ma allo stesso tempo farcene sommergere non può portare nulla di buono. Nonostante tutto quello che ci sta venendo tolto cosa ci rimane? Possono essere gli affetti che comunque abbiamo vicino, il tempo che possiamo gestire in modo diverso, la curiosità per qualcosa di nuovo a cui possiamo dare lo spazio che merita.

Prendiamo il tempo come un regalo

I ritmi, soprattutto in base al tipo di lavoro che si svolge, posso rallentare e il tempo dilatarsi. Questo può causare paura ma allo stesso tempo rappresentare un’occasione. C’è chi lo sfrutta per imparare o studiare qualcosa di nuovo, chi per passare più tempo con la famiglia, chi semplicemente per fare qualcosa per sé, per il piacere di farlo. Il tempo è un bene prezioso quindi perché non usarlo nel modo giusto adattandolo alle circostanze che stiamo vivendo?

Questi sono solo alcuni degli spunti che possiamo mettere in partica per fronteggiare in modo un po’ più sereno l’incertezza della nostra quotidianità. Ci saranno alti e bassi, non possiamo essere sempre ottimisti e riuscire a guardare il lato positivo delle cose. Possiamo però ricordarci che abbiamo la facoltà di scegliere come stare in ciò che ci capita per non farcene sopraffare. Ci saranno giorni più facili ed altri più difficili ma cerchiamo di ancorarci sempre a ciò che ci fa sentire saldi.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

LE AMICIZIE CI TRASFORMANO E SI TRASFORMANO

Se siamo stati fortunati, nella nostra vita abbiamo incontrato quella o quelle persona con cui si è instaurato un legame speciale, un legame di amicizia con la “a” maiuscola. Un rapporto fatto di fiducia, affetto e sostegno reciproco, comprensione e simpatia. Un rapporto difficile da definire perché comprende così tanti aspetti e sfaccettature che risulta complicato incasellarlo ed etichettarlo. Come tutte le relazioni che fanno parte del nostro mondo, le amicizie hanno il potere di influire sulla persona che siamo e saremo, e mentre ci trasformano si trasformano a loro volta nell’arco delle nostre vite.

L’amicizia è uno scegliersi

L’amicizia rappresenta il primo legame che instauriamo al di fuori della nostra ristretta cerchia familiare. Ne facciamo esperienza fin da piccoli quando entriamo in quei contesti che inevitabilmente ci mettono a contatto con altri individui. L’altro diventa qualcuno a cui appoggiarci per non sentirci troppo soli, un compagno di giochi. Nel tempo poi ci rendiamo conto di quanto quei rapporti siamo fondamentali perché ci permettono di condividere gioie e dolori, sperimentare vicinanza e affetto, legarci a qualcuno per scelta, con piacevolezza e disinteresse.

I mille volti dell’amicizia

Nelle nostre vite, abbiamo una cerchia di conoscenze più o meno importanti, persone che fanno parte del nostro mondo e in qualche misura influiscono sulla nostra quotidianità. C’è chi preferisce circondarsi di molte persone, per avere molte possibilità di svago e divertimento, chi è più selettivo e segue il detto “pochi ma buoni”, chi sceglie le persone in base ai propri interessi od esperienze comuni. Non c’è un modo giusto o sbagliato di avere rapporti di amicizia in quanto è strettamente personale.

Per questo motivo ci possono essere molti gradi di amicizia. Esistono quelle amicizie importanti che possono durare tutta la vita, mentre altre che vanno e vengono, meno profonde e durature. Ognuno ha un ruolo all’interno della nostra vita ed il grado di intimità che instauriamo con ciascuna persona è molto variabile e spesso dipende in larga parte anche dal nostro carattere.

Ci trasformano…

Ci sono legami che ci cambiano profondamente, senza i quali non saremmo gli stessi, perché ci fanno fare esperienza del mondo in modo diverso. Soprattutto nelle amicizie di vecchia data, guardandoci indietro, ci accorgiamo di quanto l’aver avuto al proprio fianco quel particolare amico abbia fatto la differenza e abbia influito su alcune parti della nostra vita in modo importante. Non tutti hanno o hanno avuto il cosiddetto “migliore amico” ma possono comunque aver conosciuto alcune persone che nelle loro vita hanno portato qualcosa di nuovo e la cui presenza è stata determinante in alcuni periodi della propria vita.

…si trasformano

I rapporti però non sono statici e questo bisogna metterlo in conto, quelli di amicizia non fanno eccezione. Se abbiamo instaurato un’amicizia in giovane età ci accorgeremo di quanto, accompagnandoci nella nostra crescita, sia in costante mutamento. Iniziano ad entrare in gioco altri rapporti, magari sentimentali, che destabilizzano gli equilibri precedentemente creati portando la necessità di instaurarne di nuovi. Intervengono poi fatti della vita che non possono non avere un impatto anche sui rapporti di amicizia, che ne vengono inevitabilmente trasformati. Amicizia quindi è anche impegno nel non perdersi, nel coltivare ciò che lega, nell’investire energie per alimentarla.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

LA SINDROME DI CALIMERO: PERCHÈ SUCCEDONO TUTTE A ME?

Sono sfortunato, il mondo è ingiusto, ce l’hanno tutti con me… Sono pensieri piuttosto comuni, a chi non è mai capitato di lamentarsi o di avere a che fare con qualcuno di particolarmente lamentoso? È un atteggiamento che può infastidire ma che nasconde diversi significati e che ha svariate ripercussioni sulla vita nel lungo tempo. Sentirsi una vittima che subisce le circostanze esterne senza poterci fare nulla può diventare una trappola.

Lo psicoanalista Saverio Tomasella ha ribattezzato questo modo di stare nella vita “sindrome di Calimero” ispirandosi al celebre pulcino nero dal guscio rotto sulla testa, che si sente costantemente trascurato, ignorato e maltrattato.  Allo stesso modo molte persone, o noi stessi in primis, hanno la tendenza a lamentarsi, sentirsi infastidite e punite dalla vita. L’autore afferma che dietro questo modo di stare nel mondo di solito si nasconde una reale sofferenza, una richiesta emotiva costantemente disattesa. Ci sono, poi, anche quelle persone le cui lamentele derivano da un bisogno costante di attenzioni che può essere difficile da gestire.

Distinguere tra lamentele motivate da difficoltà reali da quelle pesanti e distruttive

Il peso del senso di ingiustizia può essere motivato dall’aver realmente subito dei torti pesanti in passato e dalla paura di poterne essere ancora vittima (aver subito un’azione infame, un’umiliazione, un rifiuto o un abbandono). Le lamentele espresse possono essere associate a tematiche molto più profonde di quanto non pensiamo. Ed ecco che invece di esprimere una preoccupazione troppo intima, la lamentela si concentra su questioni superficiali. In tal modo, un dolore o un’ingiustizia subita e repressa si associano a un elemento innocuo che fa parte della vita quotidiana e che può essere espresso liberamente. 

Quando si diventa un Calimero?

Una persona diventa un Calimero quando esprime continue lamentele e segue sempre lo stesso schema per relazionarsi agli altri. Questo atteggiamento vittimistico spesso nasconde il bisogno di esprimere in qualche modo la propria sofferenza e renderla visibile agli altri. Nel tempo può diventare un vero e proprio stile di vita che porta ad affrontare qualsiasi difficoltà, dalla più piccola alla più grande, in modo rassegnato e impotente. Ogni evento viene vissuto in maniera negativa con una conseguente tendenza a sfogarsi su se stessi e su ciò che circonda con continue lamentele.

Un Calimero pensa in modo costante che le altre persone non lo accettino e per questo finirà con l’autoescludersi dalle occasioni di vita sociale come conseguenza di una scarsa autostima e della convinzione di non essere all’altezza degli altri.

Come mettere a tacere il pulcino piccolo e nero

Avere al proprio fianco una persona che ha la tendenza continua a lamentarsi può essere difficile ma è importante proprio per questo tenere a mente cosa si nasconde dietro questo tipo di atteggiamento e aiutarla ad affrontarlo e comprenderlo. Bisogna essere il più possibile empatici, sia nei propri confronti che in quelli degli altri, perché molto spesso quel senso di vittimismo deriva da un’ingiustizia reale sperimentata sulla propria pelle. Accogliere quella fragilità, poterle dare un nome, aiuta a poterla guardare con occhi diversi ed esprimerla in modo nuovo per voltare pagina. Perché questo avvenga è necessario riuscire ad esprimere quella sofferenza, quella emozione in un altro modo e modificare quei fattori che invece rafforzano la tendenza pessimistica.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

BENESSERE PSICOLOGICO: AMARE UN ANIMALE AIUTA AD AMARE UN PO’ PIÙ SE STESSI

Chi ha o ha avuto l’occasione di vivere con un animale sa quanto questo legame possa essere prezioso.  Probabilmente all’inizio non ne era così convinto, guardava chi era troppo affezionato al proprio animale con diffidenza come se fosse esagerato investire così tanto su qualcuno che non fosse una persona. Poi però l’esperienza fa il resto e ti accorgi che uno sguardo o una carezza diventano attimi che ti nutrono, momenti che rimarranno indelebili nella tua memoria anche a distanza di anni.

Decidere di far entrare nella propria vita un animale è una scelta che condiziona la propria vita, influirà sui propri ritmi e abitudini e rappresenterà una responsabilità duratura nel tempo. Se fatta però con cognizione e in modo ponderato, ti accorgerai ben presto di quanti benefici possa portare con sé anche e soprattutto a livello emotivo e psicologico. Il legame che si andrà a creare pian piano nel tempo sarà infatti così stretto da diventare insostituibile.

Quali sono quegli aspetti che in questa relazione contribuiscono a farci stare bene?

Mai più soli

Con un animale al tuo fianco difficilmente ti sentirai solo. Spesso basta la sua presenza nella stessa stanza in cui ti trovi ad occuparti d’altro per non avvertire la solitudine. Rappresenta quella presenza silenziosa di cui molte volte senti il bisogno.

Un amore incondizionato

Amare un animale permette di sperimentare cosa significhi dare senza volere nulla in cambio. La relazione che si crea infatti è prova di quanto più disinteressato ci possa essere. Un cane, ad esempio, ci starà vicino anche quando lo sgridiamo, ci cercherà anche quando lo trascuriamo, non serberà rancore ma ci accoglierà sempre con la stessa gioia quando torniamo a casa. È proprio questo l’amore puro e senza condizioni.

Più occasioni di relazione

Vivere con un animale permette di stare in relazione molto più facilmente. Spesso infatti rappresenta terreno comune su cui intavolare scambi di esperienza e vissuti personali. Soprattutto quando si ha un cane poi, ci si accorge ben presto di quanto anche una semplice passeggiata possa essere occasione per parlare con chi non si conosce e si incontra per caso, regalare qualche sorriso ad un anziano o un bambino che si fermano ad accarezzarlo. Per molti poi è un’opportunità di ritrovo, per trascorrere un momento della giornata in compagnia.

Vederci con altri occhi

Poterci guardare attraverso lo sguardo degli animali che vivono con noi aiuta ad avere una diversa concezione di noi stessi. Può farci sentire meritevoli di essere amati e di conseguenza aiutarci ad amare noi stessi un po’ di più.

Adottare un animale in ogni caso non è solo in funzione di un proprio tornaconto personale, di qualsiasi natura esso sia, ma un gesto d’amore che arricchisce e che permette ad entrambi di dare e ricevere in una relazione di scambio disinteressata e indissolubile.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

IL QUI E ORA GIAPPONESE: COME IMPARARE AD ESSERE PRESENTI E SEGUIRE IL FLUSSO

Il “qui e ora” è un concetto tanto semplice quanto potente. Nella vita di ogni giorno quanto siamo realmente calati e presenti nel momento che stiamo vivendo? Quanto invece ci facciamo traportare dai ricordi, dalla malinconia per ciò che non c’è più, e dalle aspettative nei confronti di un futuro che deve ancora arrivare? È un modo di stare nel mondo così comune e di cui siamo così spesso ignari da non renderci neanche conto di quale impatto abbia sulle nostre vite.

Segui il flusso perché tutto passa

Poco tempo fa ascoltando la presentazione di un libro veramente prezioso, “Tokyo tutto l’anno” di Laura Imai Messina (che consiglio caldamente) mi ha colpito il momento in cui l’autrice parlava del modo in cui i giapponesi stanno nel continuo cambiamento. Affermava infatti che in Giappone, e a Tokyo in particolare, c’è un “qui e ora costante”, un “solo adesso”. Questo porta inevitabilmente ad una sorta di esercizio alla consapevolezza del momento in quanto tutto passa. La scrittrice nel suo libro usa come filo conduttore le tradizioni che sono per l’appunto specchio di tutto ciò che passa e se ne va: cadono solo un certo giorno, in un certo periodo dell’anno. “Questa velocità e fugacità da un lato può dispiacere ma ci insegna a lasciare che tutto accada, la realtà non si può fermare, e ciò che possiamo fare per apprezzarla e viverla con consapevolezza è abituarci a seguirne il flusso”. Il modo di vivere una città unica come Tokyo diventa quindi metafora di un modo altro di stare nella vita: “rendere costante l’esperienza della meraviglia”. La città infatti, secondo Laura Imai Messina, è un esercizio costante di valorizzazione del momento.

Vivere il momento come esercizio costante

Ogni giorno è un allenarsi a lasciar andare ciò che è stato, doloroso o piacevole che sia, a non ostinarsi a rivangare il passato, confrontandolo con ciò che ora abbiamo o non abbiamo. Allo stesso modo è un esercizio a non farsi trascinare da ciò che ancora non è accaduto. Una pratica all’ancorarci al momento presente e all’ascolto, anche se non sempre ciò che ci accorgeremo di provare sarà positivo.

Come cominciare ad avere una nuova attitudine mentale nei confronti della realtà che ci circonda?

(consiglio anche di leggere il blog di Laura Imai Messina “Giappone Mon Amour“)
  • Vivi nel momento in modo intenzionale

Essendo qualcosa che non ci viene spontaneo dobbiamo imporci di stare nel qui e ora con intenzionalità, ponendo la nostra attenzione in modo consapevole e non giudicante.

  • Pratica il non fare

Una delle cose più difficili è semplicemente essere, senza dover fare. Se ci pensi quanto spesso ti capita di non fare veramente qualcosa? Nei cosiddetti “momenti morti” siamo costantemente portati a distrarci con qualcosa, a riempirli per non stare troppo con noi stessi.

  • Lascia che le cose siano esattamente così come sono

Non fare implica anche autorizzarsi ad accettare le cose così come sono senza cercare di cambiare nulla. Non si tratta di rassegnazione ma di accettazione (ho scritto un articolo a riguardo che puoi trovare qui).

  • Sii costante e sistematico

Essere presente nel qui e ora richiede una pratica regolare per poter diventare parte di noi e aiutarci ad essere sempre più consapevoli di ciò che viviamo momento per momento.

Togli il pilota automatico

Per poter cambiare modo di stare nella vita dobbiamo smettere di vivere in modo meccanico, senza praticamente renderci conto di ciò che stiamo facendo o stiamo vivendo. Basterà fermarci un istante ad osservarci per accorgerci di quante cose che fanno parte della nostra quotidianità svolgiamo in modo automatico, senza prestarci attenzione. La nostra mente è portata a distrarsi costantemente, a vagare, scivolando in pensieri o fantasie. Se senti che hai bisogno di vivere con maggior consapevolezza inizia dai piccoli gesti per esercitarti ad essere più presente e vedrai che con il tempo riuscirai a permetterti di essere dove sei e di familiarizzare con la tua esperienza, momento per momento (se ti interessa approfondire l’argomento ti consiglio di leggere “Vivere momento per momento” di Jon Kabat-Zinn).

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

IMPASSE DI COPPIA: COSA SUCCEDE QUANDO NON C’È PIÙ EVOLUZIONE?

“Impasse” è una difficoltà che non permette soluzioni, una situazione critica da cui non si sa come uscire. Capita in una coppia di sentirsi proprio così: arriva un punto in cui ci sentiamo di aver investito tutto le nostre energie, provato ad imboccare strade diverse, adottato più strategie per venire a capo di quella particolare criticità eppure tutto ci sembra vano. Questa sensazione di impotenza spesso è dovuta ad uno “stallo di coppia” per cui ciascun membro non sente più che la propria relazione sia un luogo in cui poter ancora evolvere.

Quando due estranei si incontrano e percepiscono un’attrazione nei confronti dell’altro, ciò che li guida è il bagaglio di desideri, aspettative e paure che ognuno porta con sé, sia a livello consapevole, sia a livello inconsapevole: la coppia rappresenta il luogo privilegiato affrontare le differenze. Da quell’incontro nasce un legame nel quale questi aspetti trovano il modo di incastrarsi tra loro e, in quel momento, tra i partner si stringe un patto implicito.

Un complicato incastro di mondi diversi

Dal momento che ognuno è portatore di un bagaglio, più o meno pesante, integrare ciò che ognuno porta sulle spalle non è sempre facile. Quando però si riesce a farlo le differenze dell’altro diventano motivo di curiosità, desiderio di conoscenza, voglia di scoprire, volontà di comprensione. La diversità in questo caso è ricchezza in quanto non è qualcosa che spaventa ma piuttosto che attira e rende il legame qualcosa di vivo e pulsante.

Questo non significa che integrare le due sfere personali sia semplice. Possono esserci incomprensioni, giudizi, critiche, paure. È umano e comprensibile che sia presente anche questa faccia della medaglia. Se allo stesso tempo il mondo dell’altro però non viene avvertito come minaccioso ma arricchente, ecco allora che l’incastro inizia a scattare e pian piano la coppia si evolve.

Cosa significa evolversi in una coppia?

L’evoluzione è graduale cambiamento, una progressione continua a volte quasi impercettibile altre eclatante. Una coppia in evoluzione è una coppia viva in cui ciascun membro, nello stare in relazione, si sente arricchito. Questo permette e favorisce non solo una crescita di coppia ma anche una crescita personale. È come se ci fosse una sorta di orto comune che diventa risorsa per il proprio giardino individuale.

Ci sono situazioni in cui il giardino individuale di ciascuno diventa al contrario un terreno di battaglia. La relazione ad un certo punto non ha più quella funzione di crescita e di nutrimento ed il patto iniziale non soddisfa più il bisogno di autorealizzazione di ognuno.

Quando si arriva all’impasse

L’impasse subentra proprio quando si percepisce che la relazione è arrivata ad una fase di stallo per cui non favorisce più uno sviluppo ed una crescita personale. Uno degli obiettivi fondamentali di una relazione di coppia, quello di favorire il processo evolutivo di quelli che ne fanno parte, viene meno.

I motivi per cui si arriva ad un vicolo cieco possono essere molteplici ed ogni coppia ha una sua personalissima storia. Spesso viene a mancare una progettualità comune, desideri condivisi, e si crea così una distanza che si avverte come incolmabile. Possiamo sentire di aver investito molto nella relazione e di essere giunti ad un punto di immobilità che non ci fa stare bene.

Quale strada prendere?

Il primo passo è potersi dire di essere in questo stato di impasse. Per molte coppie infatti diventa una normalità con cui convivere e l’appiattimento generale viene accettato passivamente pur di non mettere in discussione l’intera relazione. È importante invece prenderne atto, ridefinire la situazione e capire se la coppia possa essere rilanciata o meno. Ognuno deve accettare che l’altro non può rappresentare la soluzione ai propri problemi, ma assumersi la responsabilità di un investimento personale alla luce dei propri limiti. Successivamente a queste premessa è necessario poi decidere se il rapporto possa essere rilanciato, con il rispettivo impegno di immettere qualcosa di nuovo e uscendo dalle proprie rigidità.

Qualsiasi sia la strada che la coppia decide di prendere dipende da quante risorse sente di poter mettere ancora in campo ciascuno e da quanto ancora ognuno senta di poter investire energie nella relazione.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

“C’È SEMPRE UN ALTRO MOMENTO”: COME AFFRONTARE IL DELICATO RIENTRO DALLE VACANZE

Il rientro dalle vacanze, o il solo percepire che l’estate si sta concludendo ed è arrivato il momento di riprendere i soliti ritmi di vita, per molte persone è un momento delicato. Per qualcuno si tratta di una tristezza passeggera, per altri di un’irritabilità generale, per altri ancora un’occasione di bilanci e buoni propositi. Qualunque sia il proprio vissuto va ascoltato e non accantonato frettolosamente perché rischia di avere degli strascichi.

Quest’anno, e quest’estate, sono stati completamente fuori dall’ordinario. C’è chi ha dovuto rinunciare alle vacanze per mancanza di tempo o di denaro, chi ha dovuto rivedere i propri progetti e chi ha colto l’occasione per scoprire posti non troppo lontano da casa. I mesi estivi, anche per il solo cambio di clima, influenzano il nostro stato d’animo e alla loro conclusione non è così raro vivere il passaggio verso quelli autunnali con un po’ di malinconia.

20200813_082351

Settembre per molti rappresenta un vero e proprio inizio dell’anno, molto più del primo di gennaio, e se da un lato ci può essere la voglia e la motivazione per porsi nuovi obiettivi, dall’altro si fatica a rientrare nei ritmi della quotidianità, lavorativi e non. Nella vita di tutti i giorni siamo infatti chiamati ad assolvere doveri, rispettare scadenze ed impegni presi. Spesso non ci rendiamo neanche conto della mole di energia che richieda tutto questo, fino a che non ci permettiamo di rallentare e goderci quella pausa porta talvolta a rendere la ripresa più difficoltosa.

Cosa può rivelarsi utile per non farsi sopraffare?

  1. Riscopri ciò che ti circonda

Sembrerà banale ma nella mia esperienza di malinconia post vacanze, qualcosa che mi ha sempre fatto sentire subito meglio è stato uscire a fare una passeggiata. Non nei soliti luoghi che frequentavo ma alla scoperta di nuovi angoli o nuovi percorsi che non avevo mai sperimentato. Mi è capitato così di notare luoghi davanti a cui ero passata distrattamente innumerevoli volte o scoprire strade vicino a casa che non avevo mai percorso. Sono piccole cose che permettono di rivalutare il contesto in cui siamo abituati a vivere ogni giorno e poterlo guardare con occhi diversi, con un po’ più di curiosità.

20200827_182723

  1. Va bene essere tristi

Darsi del tempo è sempre un buon aiuto che ci possiamo dare. Spesso ci diciamo “ma non è niente, perché dovrei essere triste per una simile sciocchezza? Ci sono cose ben più gravi”. Eppure in quel momento non stiamo bene e possiamo autorizzarci ad essere un po’ meno severi con noi stessi. Concediamoci di non dover tornare a tutti i costi in un attimo ai ritmi sostenuti a cui eravamo abituati.

  1. Poniti delle domande

La malinconia che si prova potrebbe nascere anche da altro. Potrebbe essere insoddisfazione, voglia di cambiamento, e non semplice tristezza passeggera. Questi vissuti negativi possono diventare occasione per porsi delle domande circa i propri desideri. “Se mi pesa a tal punto tornare alla mia quotidianità è perché vorrei fosse diversa?”. Troppo facilmente si liquida chi si lamenta di essere dovuto tornare alla propria normalità con un “a tutti piacerebbe vivere sempre in vacanza!”.

20200823_091126

  1. Dedicati a qualcosa di nuovo

Non è necessario stravolgere la propria esistenza se ci si sente insoddisfatti, alle volte basta introdurre qualche elemento di novità per trovare nuove energie e motivazione. Iniziare un corso che hai sempre rimandato, uno sport per cui non ti sei mai sentito portato, un’attività che non abbia nessun fine se non quello di darti piacevolezza. Non rimandare perché potrebbe essere proprio il momento giusto.

  1. Cura i legami

I legami rappresentano un’enorme fonte di energia positiva per ricominciare al meglio. Durante i mesi estivi potrebbe esserti capitato di vedere poco le persone a cui tieni e il rientro può essere l’occasione giusta per riprendersi cura di quei legami. Trovarsi per condividere con più o meno leggerezza le esperienze vissute può essere una grande occasione di ricarica.

20200821_171801

Ognuno vive la ripresa dei propri ritmi in modo diverso, non c’è un modo giusto o sbagliato. Se ti senti malinconico però ascoltati per prendere consapevolezza dell’origine di questo sentire e fare qualcosa a riguardo. Spesso aver atteso così tanto le “agognate vacanze” e vederle passare così in fretta senza quasi essercene resi conto ci dà l’impressione di non essercele godute abbastanza, come se i momenti di felicità fossero quasi inafferrabili. Mi è stato detto però che “c’è sempre un altro momento” e per quelli che sono passati ne arriverà sempre un altro. Cerchiamo quindi di goderci il più possibile il nostro qui ed ora.

20200820_195434

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

SONO LA VERSIONE MIGLIORE DI ME STESSO/A?

Quante volte capita di desiderare di essere diversi da ciò che siamo…più simpatici, più brillanti, più di successo? Ci sentiamo insoddisfatti, non all’altezza delle situazioni o allo stesso livello degli altri (che ai nostri occhi sembrano avere sempre qualcosa in più). È un circolo vizioso che alla lunga diventa logorante perché porta a svalutarci e a non cogliere le occasioni che ci possono capitare, nella convinzione di essere in ogni caso destinati al fallimento. Come uscirne? La risposta che mi sono data è in un’altra domanda: “sono la versione migliore di me stesso?

Nell’eterna battaglia con noi stessi non ci diamo pace perché vorremmo cambiare ma allo stesso tempo sappiamo che alcune nostre caratteristiche non si possono snaturare. La voglia di migliorarsi, di evolvere e di non restare statici è un motore fondamentale ma diventa controproducente quando ci poniamo degli obiettivi poco realistici e irraggiungibili che, come in una profezia che si auto-avvera, sono destinati a farci percepire come falliti e perdenti.

Impariamo a volerci un po’ più bene

original

Apprezzarci per come siamo non è affatto facile. Soprattutto per chi è abituato ad essere molto critico nei confronti di se stesso (ho scritto un articolo a riguardo che puoi trovare qui) sarà sempre più facile vedere ciò in cui è mancante rispetto ai propri punti di forza e qualità. Il fatto che non venga spontaneo e naturale però non deve scoraggiare, si tratta di un esercizio continuo e di un lavoro su di sé che solo nel tempo dà i suoi frutti e porta ad avere un atteggiamento diverso e meno severo nei propri confronti. A furia di pensare di dover essere straordinari o vincenti in qualsiasi confronto è inevitabile abituarsi a percepirsi come inadeguati e provare frustrazione.

Chiedersi “sono la versione migliore di me stesso?” dà la possibilità di cambiare prospettiva uscendo dal confronto con l’altro e spostando completamente il focus dall’esterno verso se stessi. Un buon inizio è proprio quello di riflettere su quali siano le proprie qualità, non banalizzandole ma diventandone pienamente consapevoli. Alimentare il desiderio di conoscersi senza volersi snaturare per essere diversi da ciò che si è, protegge da quella tendenza all’autosabotaggio che ci porta a porre l’asticella troppo in alto o ad ispirarci a modelli distanti da ciò che siamo. Tendenza che non fa altro che mantenere vivo il senso di inadeguatezza e insoddisfazione.

Non affezioniamoci troppo alle convinzioni che abbiamo su noi stessi

climb-article

Sempre nell’ottica di essere la versione migliore di se stessi, è importante iniziare a guardarsi davvero eliminando il più possibile quei filtri dati dalle convinzioni che abbiamo su di noi e con cui ci siamo abituati a definirci. “Sono pigro, non sono intelligente, non sono abbastanza sveglio/a”, sono tutte idee che per primi ci creiamo e che, continuando a ripeterci, finiamo col credere siano vere e che corrispondano a realtà. Per questo motivo finiamo con l’evitare quelle situazioni che potrebbero rappresentare delle opportunità ma per cui non ci sentiamo all’altezza. Come un cane che si morde la coda ci forniamo conferme di quelle stesse convinzioni. Mettersi in discussione, uscendo dalla propria confort zone, e pensare di poterci almeno provare ci mette in tutt’altra disposizione verso noi stessi e ciò che ci circonda. C’è sempre la possibilità che le cose non vadano come vorremmo ma precludersi anche la possibilità di provarci è fatalmente bloccante.

E allora credo valga sempre e comunque la pena provarci, investendo su noi stessi a partire da ciò che siamo abbandonando quei circoli viziosi controproducenti e logoranti.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

LA STRADA VERSO L’INDIPENDENZA: PER CRESCERE DOBBIAMO SEPARARCI

Nel corso della vita sono diverse le separazioni che siamo chiamati a mettere in atto. Ce ne sono di più o meno dolorose, alcune semplici e naturali altre più difficoltose e sofferte. Separazioni da amici, familiari, fidanzati/e, compagni/e ma anche da noi stessi, o meglio, da parti di noi. Una delle separazioni più difficili che dobbiamo sostenere per poterci evolvere come individui è quella dai propri genitori.

Questa non è una separazione fisica, o comunque non solo, ma psicologica ed emotiva. Ci sono molte persone che credono di aver raggiunto un’indipendenza dalle proprie figure di riferimento perché sono andate a vivere per conto proprio o perché si sono sposate o hanno avuto figli e dato vita ad una nuova famiglia. Capita invece di mettere anche centinaia o migliaia di chilometri tra noi e la nostra famiglia d’origine ma se questa è solo una distanza fisica, il legame resterà un vincolo che difficilmente ci permetterà di maturare come persone separate.

dealing-with-disagreements-476249342-5c506474c9e77c00013805b8

Perché facciamo fatica a separarci?

In ogni tipo di separazione sono insiti pensieri ed emozioni contrastanti, ci ritroviamo a provare sentimenti alle volte opposti e desideri ambivalenti. Nel rapporto con i propri genitori in particolare ci troviamo a desiderare di diventarne indipendenti, prendere la nostra strada perché è arrivato il momento e sappiamo che è giusto così. Allo stesso tempo però nascono sensi di colpa per la sensazione di stare voltando loro le spalle, percepirci come irriconoscenti per ciò che ci hanno dato, oppure preoccuparci che possano soffrire per la nostra mancanza. Questi vissuti sono umani e comprensibili ma diventano un problema quando hanno il potere di bloccarci nella nostra evoluzione.

Capita che chi viva ancora a casa con i propri genitori venga additato come svogliato, immaturo (qualcuno dice anche “mammone”). In realtà, al di là degli eventuali impedimenti concreti ed oggettivi legati ad aspetti per esempio economici, spesso la difficoltà si trova nell’incapacità di allentare un legame troppo stretto e a volte invischiante. Molti figli sentono di dover dimostrare qualcosa a i propri genitori e, a maggior ragione quando il rapporto con loro non è stato dei più idilliaci, aspettano un riconoscimento che forse non arriverà mai tardando di conseguenza il momento in cui si sentiranno di poter prendere la propria strada.

mother and her adult daughter with financial problems

Legami diversi ma difficoltà simili…

Non solo chi ha avuto un legame stretto con i propri genitori ma anche chi non ha mai avuto un buonissimo rapporto con loro può sentirsi bloccato nel proprio passaggio di separazione. Questo perché spesso rimane nascosto quel desiderio di riscatto che si fatica ad ammettere anche con se stessi. Come se il desiderio di poter essere visti e considerati per come si è, prima poi potesse essere esaudito. Si rimane legati perché si desidera segretamente che i propri genitori possano cambiare ed essere diversi da come sono sempre stati. Se quindi da un lato nei buoni rapporti la separazione viene resa più difficile dal senso di colpa e dalla difficoltà nel prendere una distanza da un legame che si avverte come vitale, dall’altro nei rapporti più critici è proprio la speranza in un cambiamento ad impedire un’evoluzione.

Come imboccare la via verso l’indipendenza?

Per raggiungere un’autonomia, soprattutto emotiva, rispetto ai propri genitori non c’è un’unica via. Ogni percorso è a sé e molto personale. Ciò che può rivelarsi utile però è prendere atto della natura fondamentalmente umana e fragile dei propri genitori. Per tutta la vita per noi queste figure non sono state persone ma una mamma e un papà che dovevano per questo essere perfetti, indistruttibili e pronti a cogliere ogni nostro bisogno e a corrispondere alle nostre aspettative. Crescendo un passaggio fondamentale è rappresentato proprio dal poterli iniziare a vedere per ciò che sono, togliere loro il mantello da supereroi. Accettare i loro limiti, sapere che se sbagliano è perché sono umani, può aiutarci a fare pace con quelle parti di loro che magari abbiamo sempre odiato e farci sentire di conseguenza autorizzati a percorrere la nostra via verso un’indipendenza che sia davvero tale.

Learning-Independence

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.

NOI, I PEGGIORI CRITICI DI NOI STESSI

Non sei abbastanza, hai fallito di nuovo, gli altri ce l’hanno fatta, sei sempre il/la solito/a…questi sono solo alcune dei pensieri che spesso affollano la mente di chi ha la tendenza a giudicarsi e criticarsi costantemente in ogni occasione. Sono “solo” pensieri eppure hanno il potere di sabotarci, di demoralizzarci, di non farci nemmeno tentare e quindi di bloccarci dove siamo, paralizzati.

Cosa ci porta a formulare questo tipo di pensieri pur sapendo che vanno contro il nostro benessere?

Credo che la risposta più immediata sia una: siamo i peggiori critici di noi stessi. Quante cose che, se vengono fatte dagli altri, tendiamo a giustificare mentre quando siamo i primi a compierle ci mettiamo poco a condannare? Perché se vediamo qualcuno in difficoltà proviamo a comprenderne le ragioni mentre se siamo noi a sentirci in difetto ci cataloghiamo come deboli e fragili?

Il giudizio troppo severo nei confronti di se stessi, pretendere di dare sempre il meglio, di non cedere, di essere all’altezza delle proprie aspettative alle volte può diventare pericoloso. Non è sbagliato di per sé puntare in alto ma se questo diventa un modo per non sentirsi mai abbastanza, tenderemo a percepirci sempre mancanti e non in grado di essere o fare ciò che vorremmo.

Come uscire da questo ruminio di pensieri che causa ansia e frustrazione?

24-770x425

Innanzitutto prova a guardarti con occhi diversi. Se ti metti da un altro punto di vista cosa vedi? Una persona totalmente incapace o qualcuno che ha anche dei punti di forza? Ci sarà una cosa, anche piccola, in cui ti senti capace. Poterselo riconoscere fornisce quella dose di fiducia in se stessi di cui spesso si ha tanto bisogno.

Per molte persone inoltre scrivere aiuta a fissare le idee e a darsi la “carica”. Inizia a scrivere su di un piccolo quaderno ogni giorno qualche frase di cui senti di avere bisogno nei momenti in cui sei più in difficoltà. Provi ansia per qualcosa che dovrai affrontare e non ti senti all’altezza? Cosa vorresti dire a te stesso/a in quei momenti? Se dovessi incoraggiare una persona a cui tieni cosa le diresti?

Spesso la chiave è banalmente volersi bene e riuscire ad avere un atteggiamento di gentilezza e di comprensione verso se stessi. Quando siamo i giudici più spietati di noi stessi diventiamo intransigenti e severi rispetto ai nostri sbagli e alle nostre fragilità.

Cosa succederebbe se provassimo ad essere più indulgenti nei nostri confronti? Se smettessimo di giudicarci e autocriticarci?

shutterstock_1174621573-e1570913118271

Non significa non voler vedere ciò che non va in noi e non volerci più migliorare, ma permetterci di vivere con maggior serenità quelle parti di noi che fatichiamo ad accettare perché imperfette. Rappresenta la possibilità di entrare in contatto con la nostra natura umana, che è fatta anche di momenti di difficoltà e di cedimento.

Essere meno intransigenti nei propri confronti ci motiva ad accogliere questi aspetti con consapevolezza e amorevolezza, non giudicandoci, ma permettendoci di raggiungere un miglior benessere emotivo e ponendo l’accento sulla propria crescita personale.

Sulla mia pagina facebook pubblico contenuti che spero possano offrire spunti di riflessione e di arricchimento, se ancora non mi segui basta cliccare qui.