MINDFUL EATING: COS’È E COME FUNZIONA?

“Mindful eating” significa letteralmente “alimentazione consapevole”. “Mindfulness” vuol dire infatti prestare attenzione in modo intenzionale, non giudicante, cosciente a ciò che succede in noi e fuori di noi. Di conseguenza la mindful eating implica non giudicarsi ma essere testimoni delle sensazioni, dei pensieri e delle emozioni che affiorano nei confronti del cibo e del mangiare.

Il rapporto con il cibo può essere spesso difficoltoso in quanto l’atto di mangiare viene caricato di significati e vissuti che non riguardano esclusivamente l’alimentarsi. Per questo motivo spesso ci troviamo a sfogare nel cibo emozioni negative, a cercare in esso consolazione e protezione, a premiarci con esso. Il mangiare diventa così un modo per lenire le ansie, le preoccupazioni della vita quotidiana e finisce con l’essere guidato da impulsi diversi e da diversi tipi di fame.

L’atto di mangiare inoltre è diventato sempre più facile e scontato tanto da non prestarvi più particolarmente attenzione. Spesso mangiamo la prima cosa che ci capita, facendo altro, guardando la TV o il cellulare, chiacchierando. Finiamo quello che abbiamo nel piatto senza nemmeno accorgercene e non avendo assaporato fino in fondo ciò di cui ci siamo nutriti.

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Come poterci liberare da abitudini poco sane e migliorare in generale la qualità della nostra vita?

Innanzitutto è importante avere ben chiaro che il problema non è il cibo: il cibo di per sé non è né buono né cattivo.  L’origine del problema è come ci relazione ad esso, ciò che pensiamo e sentiamo nei suoi confronti.

La mindful eating può aiutare a liberarci dalle voci interiori e dalle emozioni che influenzano il nostro modo di mangiare: non è necessario trovare un colpevole ma capire come poter cambiare.

Un primo passo per essere più consapevoli di ciò che pensiamo e sentiamo quando mangiamo è riuscire ad essere presenti nel momento in cui compiamo l’atto stesso. Non dobbiamo avere grandi aspettative in questo, anche bere un solo sorso di tè la mattina in modo consapevole è un buon punto di partenza.

La mindful eating coinvolge tutti i sensi e ci permette di osservare le nostre reazioni al cibo e i segnali che ci arrivano riguardo alla soddisfazione e alla sazietà. Osservazione che non ha in sé né critica né giudizio ma curiosità e presenza. Insegna ad esplorare quello che già c’è e ad apprezzarlo in modo da sentirci appagati e a nostro agio. È un modo per riscoprire una delle attività più piacevoli degli esseri umani.

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È necessario diventare consapevoli di ciò che ci spinge a mangiare

Per diventare pienamente consapevoli quando mangiamo dobbiamo rallentare ed evitare il più possibile distrazioni, solo così potremo avere la mente completamente piena dell’esperienza che sta accadendo in quel momento.

Per farlo possiamo iniziare a porci delle domande:

  • Ho fame?
  • Dove sento la fame? Quale parte di me ha fame?
  • Di cosa ha bisogno il mio corpo? Cosa mi sta chiedendo?
  • Cosa sto assaporando in questo momento?
  • Sono sazio? Quale parte di me è sazia?
  • Che differenza c’è tra essere sazio ed essere soddisfatto?

Domande come queste ci portano a fermarci un attimo, ad ascoltarci ed essere pienamente presenti. Ci permette di diventare più curiosi e interessati rispetto alla sensazione stessa di fame.

All’inizio non sarà facile ma solo con pazienza e l’esperienza saremo sempre più in grado di rispondere a quelle domande.

(Fonte: https://www.enricodamianieditore.com/product/mindful-eating/)

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ACCETTARE SIGNIFICA RASSEGNARSI?

Quando parliamo di accettazione non sempre quello che intendiamo implica qualcosa di positivo. “Devi accettarlo, fa parte della vita”, “Ti conviene accettarlo, tanto non ci puoi fare nulla”. Accettare fa pensare ad un atteggiamento passivo, a qualcosa che si subisce perché non abbiamo la forza di cambiarlo, a debolezza, a rassegnazione.

La rassegnazione è quello stato mentale di rinuncia per cui ci si percepisce inerti, senza vie d’uscita. Nessuno si vorrebbe sentire così eppure capita. Capita che le esperienze della vita ci facciamo sentire che tutto va come non vorremmo e quindi siamo portati a pensare che tanto vale prenderne atto, non sprecare ulteriori energie per fare in modo che avvenga qualcosa di diverso.

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L’atteggiamento mentale dell’accettazione è ben diverso da quello della rassegnazione

Accettare non significa arrendersi ma scegliere di vedere le cose per ciò che sono. Non significa darsi per vinti, optare per la via più semplice, la scorciatoia. Alle volte il difficile è proprio riuscire a vivere la vita così com’è in questo momento: prenderla per quello che ci sta dando oggi senza arrovellarsi troppo su come sarebbe potuta essere o su com’è stata fino ad ora.

In un’interessante diretta che ho seguito, Valentina Giordano, insegante di minduflness, ha riportato una citazione di Charlotte Joko Beck secondo cui “la gioia è questo momento meno la nostra opinione su come questo dovrebbe essere”. È un concetto semplice eppure estremamente potente: spesso la gioia pura di ciò che stiamo vivendo è smorzata dalle nostre aspettative, dai nostri pregiudizi, dai pensieri che facciamo su quello che stiamo vivendo. Pensieri che stendono un velo su ciò che ci circonda e non ci permette di vederlo chiaramente ed apprezzarlo.

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L’accettazione non spegne i nostri desideri, la voglia di migliorarci e il cambiamento, ma allo stesso tempo ci dà la libertà di poter apprezzare ciò che viviamo così com’è. Nel modo più semplice ed immediato possibile.

La rassegnazione, al contrario, non ci fa sentire liberi da vincoli ma schiacciati ed oppressi da decisioni altrui, da circostanze che non abbiamo scelto. Ci porta ad essere spettatori e non protagonisti in grado di poter scegliere che ciò che stiamo vivendo, in fondo, va bene così com’è.

Io stessa mi sono trovata a chiedermi “ma se una cosa non mi sta bene perché dovrei accettarla? Se lo facessi vorrebbe dire che mi sono accontentata, che mi sono rassegnata”. Ma in questo pensiero era la prospettiva ad essere errata. Io scelgo di accettare ciò che è, non come rinuncia perché non posso fare diversamente, ma perché desidero vivere ciò che mi circonda in modo più chiaro e profondo.

Non sempre è necessario cambiare qualcosa, certe volte quello di cui abbiamo bisogno è semplicemente lasciare che le cose siano come sono.

Come dice Jon Kabat-Zinn, uno dei padri della Mindfulness, “accettazione significa vedere le cose così come sono nel momento presente”. Ogni giorno ci capita infatti di sprecare risorse ed energie nel negare od opporci a ciò che di fatto è, cercando di forzare situazioni a essere come vorremmo che fossero. Non è una rinuncia, il cambiamento è comunque auspicabile se c’è qualcosa che non ci fa stare bene. È il presupposto ad essere diverso: passare attraverso una fase in cui ci limitiamo ad accettare ci permette di affrontare anche il resto con un atteggiamento più sereno e paziente.

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La situazione di emergenza che abbiamo vissuto in questo periodo credo ci abbia portato a fare i conti proprio con questo. Ci sono cose che sfuggono al nostro controllo, su cui al momento non abbiamo potere, ma ciò che fa la differenza è come stiamo con quelle esperienze. Il nostro modo di relazionarci ad esse, sia che siano piacevoli sia che siano spiacevoli, è qualcosa che abbiamo sempre la facoltà di scegliere.

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NUOVE POSSIBILI ABITUDINI: COME AFFRONTARE AL MEGLIO LA GIORNATA

Nel vivere le proprie giornate ognuno ha ritmi e abitudini che, con ogni probabilità, si sono consolidati più o meno consapevolmente nel tempo. Può capitare però che esigenze esterne o interne ci facciano sentire che quello che una volta ci faceva stare bene ora non corrisponda più ai nostri bisogni. Da qui il desiderio di cambiare le nostre abitudini e di introdurne di nuove per poter arrivare a fine giornata soddisfatti di noi stessi.

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Introdurre dei cambiamenti, più o meno grandi che siano, può spaventare ma spesso bastano piccoli accorgimenti per poterci sentire più produttivi. Essere produttivi non è legato solo ad una dimensione del fare, ma soprattutto dell’essere e del sentire. Spesso infatti può capitare di aver fatto mille cose durante la giornata ma di non sentirci appagati ma, al contrario, svuotati.

Quali sono quelle nuove abitudini che potremmo introdurre nella nostra routine?

  • Alzarci di buon’ora

Per molti sembrerà una tortura, per altri invece alzarsi presto è qualcosa che viene spontaneo. Qualunque sia il tuo caso, avere più tempo a disposizione la mattina permette di concederti un momento di relax ed iniziare la giornata col piede giusto aumentando creatività e produttività.

  • Impostare una routine mattutina

Spesso la tendenza è quella di fare colazione svogliatamente o di saltarla preferendo stare più tempo possibile a letto. Prenderci del tempo per prepararci qualcosa di buono, per leggere qualche pagina di un libro, per fare un po’ di meditazione o di rilassamento, sono tutte abitudini che ci mettono già in uno stato d’animo più propositivo e motivato per affrontare il resto della giornata.

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  • Andare a letto prima

Come diretta conseguenza dell’alzarsi di buon’ora è necessario andare a dormire ad un orario ragionevole. Questo permette di ripristinare più facilmente un livello di calma e benessere mentale. Si è visto infatti che i più nottambuli, anche a causa di un ridotto numero di ore di riposo, andrebbero incontro a ruminazioni mentali, pensieri angosciosi e disturbi del sonno.

  • Organizzarsi ma essere flessibili

Una buona pianificazione di ciò che vogliamo fare durante la giornata aiuta ad avere una maggior chiarezza mentale diminuendo quella quota di stress derivante dalle troppe cose da fare o anche, perché no, dal non sapere come impiegare la propria giornata. Una buona organizzazione richiede, allo stesso tempo, una certa dose di flessibilità in modo da non sentirci troppo intrappolati nei nostri stessi schemi ma liberi di poter giocare con orari ed incastri in base anche al sentire del momento.

  • Fare attività fisica

L’attività fisica ha numerosi benefici non solo sul corpo ma anche sulla mente ed in particolare sull’umore. Anche quando non ne abbiamo particolarmente voglia, fare un’oretta di attività fisica di intensità variabile ci dà carica e mette in circolo quelle endorfine che producono un’immediata sensazione di euforia e di benessere. Endorfine che hanno la capacità di regalarci piacere e gratificazione aiutandoci a sopportare meglio lo stress.

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  • Personalizza la tua routine con momenti di piacevolezza

Oltre il principio del dovere c’è quello del piacere, che troppo spesso viene trascurato. Ogni giorno è importante prendere l’impegno con se stessi di ritagliarsi momenti di piacevolezza. Può essere leggere, guardare una puntata della serie preferita, ascoltare musica, prenderci cura del nostro corpo. Qualsiasi cosa va bene purché venga fatta solo per il piacere di farla, senza un obiettivo o un fine particolare.

Prova a metterti in gioco, sperimenta nuove abitudini per trovare quella che meglio si adattano alle tue esigenze. Può essere che alcune non ti aiuteranno per niente mentre altre di insospettabili aumentino il tuo benessere. Cerca di essere il più possibile costante senza paura di sbagliare e ne vedrai i benefici.

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COME GOCCE NEL MARE: PERCHÈ OGNUNO NELLA VITA DOVREBBE FARE LA SUA PARTE

Se ci percepiamo come piccoli, quasi insignificanti, un puntino nel mondo, una goccia in mezzo al mare, i sentimenti che proviamo possono essere diversi. Possiamo sentirci sollevati, perché di conseguenza anche le nostre preoccupazioni e i nostri pensieri ci sembrano piccoli. Allo stesso tempo però può farci sentire di contare poco nel “bilancio globale”. Come se ciò che facciamo, scegliamo e siamo, in fondo poco influisse sulla realtà che ci circonda.

Una delle esperienze che mi ricorda il mio piccolo stare nel mondo è trovarmi nella natura, possibilmente in alto. Il ricordo più chiaro e limpido mi riporta sul Mirador del Rio, a Lanzarote. Guardare dall’alto lo spettacolo dello stretto di mare che divideva l’isola da quella di fronte mi ha fatto sentire piccola, ma non insignificante. Mi ha portato alla mente i miei problemi, i pensieri che mi preoccupavano. Questi non sono improvvisamente spariti ma mi sono sembrati tutto d’un tratto anche loro più piccoli. Non è stato un minimizzarli o svalutarli ma, considerarli in quella grandezza e in quella bellezza, mi ha permesso di ridimensionarli.

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Perché possiamo pensare le preoccupazioni in modo diverso

Può essere utile, quando ci sentiamo oppressi dalle nostre preoccupazioni, autorizzarci a pensarle in modo diverso. Non è il classico “pensa a chi sta peggio” ma cercare di considerare con un occhio diverso ciò che nella vita di tutti i giorni ci sembra una catastrofe senza vie d’uscita.

Ognuno può trovare un modo diverso per connettersi con questa visione:

  • osservare (fisicamente o metaforicamente) le cose dall’alto
  • stare in mezzo alla natura
  • fare qualcosa che dia piacevolezza
  • riportare alla mente esperienze che credevamo di non poter affrontare e che invece abbiamo avuto le risorse per superare.

Ogni strategia è valida se sentiamo che per noi è utile.

Questi sono gli “effetti benefici” del sentirci gocce nel mare. Ma quando questa sensazione ci porta sensazioni negative? Quando il sentire di non poter fare la differenza ci fa sentire insignificanti e inutili?

Sarà capitato a tutti di motivare una propria azione o comportamento pensando “cosa cambia? È una cosa così piccola…”, oppure decidere di non fare qualcosa proprio perché “tanto anche se la faccio io, nel bilancio globale cosa cambia?”. Questo atteggiamento di rinuncia spesso non è lucido e consapevole ma frutto di un senso di impotenza, di sentire che i nostri pensieri e le nostre azioni possano riguardare solo noi stessi o al massimo il proprio piccolo microcosmo e nient’altro. In realtà non possiamo sapere che impatto avrà su ciò che ci circonda ogni cosa che facciamo. Se pensiamo ad una parola che abbiamo detto con leggerezza, un gesto compiuto senza pensarci troppo, per poi scoprire che invece per qualcun altro sono stati macigni possiamo renderci meglio conto di quanto potere in realtà abbiamo.

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Come anche tu puoi fare la differenza

Ognuno, per quanto piccolo si percepisca, può fare la differenza. Qualcuno dice che “la rivoluzione parte dal basso”: ogni piccola azione che decidiamo di compiere può essere il nostro piccolo contributo.

Questo vale per tutta la fitta rete di relazioni in cui siamo costantemente immersi. In una relazione di coppia, ad esempio, spesso sono proprio i piccoli gesti a le piccole cose che possono dare nutrimento al rapporto e, al contrario, la loro mancanza può determinarne un momento di crisi.

Inoltre nella situazione che stiamo vivendo in questi mesi quanto è fondamentale il piccolo contributo di ciascuno di noi? Anche il decidere di stare a casa, atto che può sembrare banale ma che banale non è, per quanto apparentemente di poco peso rispetto all’aiuto che possono dare medici e sanitari ha contribuito e contribuisce a fare la differenza. Questo ci insegna che anche quando pensiamo di contare poco, qualcosa di valore lo possiamo sempre fare, un nostro “piccolo atto rivoluzionario”.

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CRISI DI COPPIA: QUALCHE SUGGERIMENTO UTILE SU COME AFFRONTARLA

“Siamo in crisi?”

Se è questa la domanda che ti frulla per la testa questo articolo potrebbe fare proprio al caso tuo.

Non ti prometto di riuscire a risolvere su due piedi il tuo problema ma di darti degli spunti utili per riflettere sulla tua coppia e sul perché questa domanda si sia infilata tra i tuoi pensieri.

Partiamo dall’inizio: quando possiamo dire che nasce una coppia?

Una coppia nasce quando due estranei, incrociando uno la vita dell’altra, avvertono un’attrazione reciproca e sentono quindi che da quell’incontro può nascere un legame.

Ciò che ti guida verso l’altro è il tuo bagaglio di desideri e aspettative, spesso inconsapevoli, che spesso sono rimasti irrisolti ed inesauditi e a cui vorresti che l’altro fosse in grado di rispondere.

Nel legame, frutto di quell’incontro, questi aspetti trovano il modo di incastrarsi tra loro e, in quel momento, tra te e il tuo partner si stringe una sorta di patto implicito.

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Come ci si innamora?

Il corteggiamento è il primo passo verso l’innamoramento: quel momento in cui vivi l’attrazione in modo istintivo e poco razionale.

Senti forte la passione, il desiderio di contatto e la voglia di trascorrere più tempo possibile con l’altra persona.

Durante l’innamoramento ti accorgerai ben presto di avere la tendenza a perdere il contatto con la realtà, idealizzare il tuo partner, di cui vedrai maggiormente gli aspetti positivi e di somiglianza, lasciando in secondo piano i suoi limiti.

Il tuo cuore in questo momento si trova a prevalere sulla ragione e sei portato a fantasticare e sognare.

Quello che andrai a ricercare è una corrispondenza del tuo ideale, che proviene dai modelli familiari, nella vostra relazione.

Il rapporto che hai con i modelli familiari può essere essenzialmente di tre tipi:

  • Di somiglianza se senti di aver ricevuto dalla tua famiglia d’origine un modello positivo di come si sta in coppia. il tuo desiderio sarà quello di volerlo riproporre anche nella tua relazione. Questo potrebbe essere una cosa positiva ma devi prestare attenzione a non idealizzarlo eccessivamente per non rischiare che qualsiasi altra relazione risulti perdente nel confronto.
  • Di differenza se invece hai vissuto in modo negativo gli esempi di coppia che hai sperimentato nella tua famiglia. Sarai spinto a volertene distanziare e portare nella tua relazione un modo del tutto nuovo e diverso di stare in coppia. Il rischio che corri in questo caso però è quello di non riuscire a prendere nulla di buono da un vissuto che comunque fa parte di te e che non si può annullare.
  • Intermedio che ti permette di non metterti né ad un estremo né all’altro. In questa posizione avrai più possibilità di riuscire ad individuare quelle parti del tuo modello che ti vuoi portare via ed integrarle con altre che invece puoi introdurre ex novo nella tua relazione. In questo modo assumerai una posizione maggiormente evolutiva in quanto ti permetterai di non ambire a tutti i costi ad un modello ideale irraggiungibile ed idealizzato ma neanche di non gettare al vento tutto ciò che hai potuto vivere nella tua famiglia d’origine.

Questi modelli fanno parte di te, volente o nolente, e anche in una fase apparentemente irrazionale come quella dell’innamoramento entrano in gioco e ti orientano nell’incontro con l’altro.

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Cosa succede dopo essersi innamorati?

Le farfalle nello stomaco possono durare in eterno?

Avrai sperimentato in prima persona che quello che provi nelle prime fasi di una relazione è unico e irripetibile.

Con il passare del tempo quell’attrazione e quel desiderio diventano qualcos’altro e si trasformano in quello che viene chiamato “amore maturo”.

In questo secondo momento la ragione riprende a funzionare e ti permette di uscire dalla fase illusoria e di iniziare a vedere non solo i pregi e le somiglianze, ma anche i limiti dell’altro e le differenze che possono esserci tra di voi.

Questo non ti deve spaventare perché è proprio cominciando a vedere l’altro per ciò che è che la relazione può avanzare, arricchendosi di nuove sfaccettature e potendosi incontrare in uno scambio costruttivo.

Per costruire una coppia solida è necessario imparare a mettersi in discussione e, contemporaneamente, vedere il partner per ciò che è, con pregi e difetti.

La disillusione infatti rappresenta una fase costruttiva in cui recuperi il senso di realtà e riesci a vedere ed accettare anche i limiti dell’altro.

A questo punto potrà emergere nel tempo il desiderio di dare una nuova forma alla relazione e di poterla vivere nella sua quotidianità.

Ecco allora che ti troverai davanti a quello che possiamo chiamare “evento critico” e che è rappresentato dal matrimonio o dalla convivenza.

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Come si arriva ad essere in crisi?

Spesso i momenti di crisi coincidono con particolari “eventi critici” come il matrimonio, la convivenza, oppure la nascita di un figlio.

Sono eventi che mettono a dura prova la resistenza di un rapporto e per fronteggiarli è necessario attingere a tutte le risorse di cui si dispone per riuscire a raggiungere un nuovo equilibrio.

Ogni crisi, come ogni relazione, ha delle caratteristiche uniche ma possiamo comunque individuare alcuni “campanelli d’allarme” che ti potrebbero aiutare a riflettere sulla tua coppia e capire cosa sta andando storto.

  • Ti senti distante dal partner. È una distanza che riguarda il piano emotivo ed affettivo. Se tra voi c’è poca condivisione ed è venuta a mancare la piacevolezza dello stare insieme significa che faticate a vivere in modo pieno la dimensione di coppia. Questo può essere dovuto a molti fattori tra cui la routine, vecchi rancori od eventuali distrazioni che vi hanno portato in direzioni diverse.
  • Fate fatica a comunicare. Non parlo di un passaggio di informazioni ma di riuscire a far arrivare a chi ti sta vicino ciò che provi, i tuoi sentimenti e i tuoi vissuti. Se non riesci a condividere un aspetto così intimo ecco che la distanza aumenta e il sentimento rischia di affievolirsi ulteriormente.
  • Manca la voglia di passare del tempo insieme. Quando si arriva a perdere la voglia di condividere il proprio tempo con l’altro e diminuiscono le occasioni di condivisione, significa che c’è qualcosa che non va.
  • Hai un calo del desiderio. La sessualità è strettamente connessa alla qualità della relazione. Il distacco fisico è un distacco relazionale che viene comunicato anche attraverso il corpo.
  • Fatichi a pensare ad una progettualità comune e non ti viene più da fantasticare su un futuro che ti veda insieme al tuo partner.

Se ti riconosci in quello che stai leggendo, ti consiglio di fare questo piccolo questionario. Sono poche domande che potrebbero esserti utili per iniziare a capire meglio la tua coppia.

Se ti fa piacere, potrò poi darti un riscontro personalizzato.

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“Come siamo arrivati a questo punto? “

Il momento di crisi può arrivare proprio perché le aspettative per cui la vostra coppia si era unita sono state deluse. In questo caso è necessario chiederti se senti di stare meglio e di avere possibilità di crescita continuando a stare nel legame o se invece è più utile che ognuno vada per la propria strada.

La relazione che stai vivendo rappresenta ancora per te una possibilità di crescita?

Un legame può rappresentare un’opportunità incredibile di crescita individuale ma se questa possibilità viene meno è necessario farsi delle domande.

Cosa si può fare?

I sentimenti che vivi quando ti rendi conto che la tua coppia è in crisi possono essere molteplici, si mischiamo rabbia, dolore e paura.

La crisi poi può portare a diversi esiti rappresentando in ogni caso un momento utile per la relazione volta a fare il “punto della situazione”, per capire in quale direzione vuoi che la tua coppia vada e quali sono i desideri e i progetti.

È importante in questa fase essere il più possibile sinceri sia nei confronti di se stessi che dell’altra persona.

La crisi in una coppia è qualcosa che si costruisce nel tempo e non un evento inaspettato.

Ci vogliono mesi o anni di incomprensioni, rancori, cose non dette per arrivare al fatidico “punto di rottura”.

Se l’hai raggiunto è arrivato quindi il momento di guardare negli occhi il tuo partner e dirgli le cose come stanno, dare un nome ai problemi senza paura di perderlo ma aprendoti in modo autentico.

È inutile e controproducente rimandare la questione, anche se questo comporta dover fare i conti con la possibilità di un risvolto negativo.

L’esito della crisi dipende da quanto senti che la coppia abbia ancora abbastanza risorse da poter essere rilanciata.

È importante chiederti se c’è ancora la possibilità, e soprattutto la volontà di entrambi, di portare avanti la relazione.

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Ognuno deve prendersi la responsabilità di questa scelta e portarla avanti, sia che si decida di continuare a stare insieme sia che si decida di lasciarsi.

Sulla posizione che si decide di prendere però non si può essere ambivalenti perché questo rischia di confondere sia se stessi che l’altro.

Ovviamente la decisione da prendere non è affatto semplice e per questo morivo è necessario darsi un tempo e non fare scelte affrettate ed istintive.

Il tempo che decidi di darti deve però essere il più possibile limitato e definito per non rischiare di procrastinare eccessivamente, ma che ti permetta di riflettere e di connetterti con ciò che veramente vuoi.

Se pensi che la tua coppia abbia sufficienti risorse la domanda che sorge è: come si può rilanciare il rapporto?

  • Rifletti su cosa puoi mettere di tuo per superare questo momento di difficoltà più che pensare a cosa vorresti che l’altro cambiasse. Spesso si ha infatti la tendenza a prestare maggior attenzione a ciò che vorremmo dall’altro più che guardare cosa noi stessi potremmo mettere di nuovo.
  • Prendi atto che il tuo partner è altro da te e quindi ha desideri e bisogni propri, che possono essere anche diversi dai tuoi. Le aspettative che metti sugli altri e sulle relazioni che intrattieni possono giocare brutti scherzi perché portano a sentirti costantemente insoddisfatto e frustrato.
  • Sarà un processo lungo che richiede impegno e costanza. Non è detto che mettendo in atto nuove strategie le cose migliorino istantaneamente.
  • Non avere paura di chiedere aiuto se senti che la coppia fatica ad “arrangiarsi da sola”. Non c’è nulla di male a rivolgersi ad un professionista che potrebbe aiutarvi a costruire nuovi strumenti da mettere in gioco nella vostra relazione.

Quando invece la sensazione è che le risorse della tua coppia si siano esaurite, la domanda che ti puoi fare è: come affrontare la fine della relazione?

Se ti sei reso conto che la tua relazione è arrivata al capolinea è comprensibile provare un forte senso di smarrimento.

La fine di una relazione rappresenta un vero e proprio lutto.

Ti trovi a dover a dover fare i conti con la mancanza dell’altra persona e di tutto ciò che essa rappresenta, della quotidianità e delle abitudini condivise. Sono molte le emozioni che si alternano in questo particolare momento: sofferenza, delusione, rabbia, amore.

Sicuramente ti starai facendo delle domande:

Come posso evitare di essere sopraffatto dalle emozioni?

C’è un modo per non soffrire troppo?

Se ti riconosci in quello che stai leggendo, ti consiglio di fare questo piccolo questionario. Sono poche domande che potrebbero esserti utili per iniziare a capire meglio la tua coppia.

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Strategie per superare la fine di una relazione

Prima di tutto tieni a mente questo consiglio: non bisogna demonizzare il dolore.

Nessuno vorrebbe provare una sensazione negativa ma ci sono momenti della vita in cui ti puoi concedere di stare male. Ascoltati e datti il tempo che ti serve per stare nel tuo dolore. È fondamentale per poi uscirne.

Fai quello che ti senti e, se per un certo periodo il tuo desiderio è quello di lasciarti un po’ andare, non fartene una colpa.

Arriverà il momento in cui dovrai impegnarti per ricostruire una nuova immagine di te.

Non sto parlando di apparenza, ma proprio di identità.

Stare in coppia modifica (lo abbiamo visto prima) sia il modo in cui noi stessi ci percepiamo, che quello in cui gli altri ci percepiscono.

Quando finisce una relazione devi ricostruire una nuova immagine di te, riappropriandoti di ciò sei. È la tua opportunità di riprendere in mano i tuoi spazi, i tuoi interessi e tutte quelle occasioni che avevi trascurato.

È il momento inoltre per investire su nuove relazioni. Queste relazioni possono essere amicizie che avevi lasciato in secondo piano o conoscenze del tutto nuove che possono offrirti dei momenti di svago per recuperare un po’ di leggerezza.

Quando finisce una relazione è importante circondarsi di altre relazioni che possano nutrirci.

Devi evitare però il più possibile di negare o reprimere ciò che stai provando.

Riuscire a tirare fuori ciò che stai vivendo ti permette di poterlo guardare, di viverlo fino in fondo e di accettarlo per poter ripartire.

Scegli la modalità che senti a te più affine: scrivere, disegnare, dipingere, piangere, parlare con un amico o un familiare oppure, se senti la necessità, cercare un sostegno professionale.

Per sentirti meglio ti può anche essere utile riflettere su ciò che di buono ti puoi portare via dalla fine della relazione e ripartire con un atteggiamento di sfida e di voglia di cambiamento.

Trovarti solo con te stesso ti permette di capire ciò che realmente vuoi e non vuoi, di metterti in gioco ascoltando i tuoi bisogni e desideri.

Qualsiasi sia l’esito e il significato della crisi che ti trovi a vivere coglila il più possibile come un’occasione per prendere in mano la situazione.

Troppo spesso ci limitiamo a fare scorrere ciò che ci capita senza sentire di poterci fare veramente qualcosa.

Se però senti che c’è qualcosa che non va, che non ti fa sentire bene, non trascurarlo ma dai a ciò che provi il valore che merita.

Rifletti su cosa puoi fare per cambiare la situazione ed eventualmente, se ne senti la necessità, non avere paura di chiedere aiuto.

Se ti riconosci in quello che stai leggendo, ti consiglio di fare questo piccolo questionario. Sono poche domande che potrebbero esserti utili per iniziare a capire meglio la tua coppia.